Le foto di Gnaudschun narrano il dolore di Onna

20 Giugno 2021

L’AQUILA. L’8 luglio al Maxxi (Palazzo Ardinghelli) alle 18,30 ci sarà un evento legato alla Biennale di Venezia. Si tratta di una mostra fotografica dell’artista tedesco Göran Gnaudschun sul...

L’AQUILA. L’8 luglio al Maxxi (Palazzo Ardinghelli) alle 18,30 ci sarà un evento legato alla Biennale di Venezia. Si tratta di una mostra fotografica dell’artista tedesco Göran Gnaudschun sul terremoto del 2009 e in particolare sulla frazione di Onna. Il titolo è “Il dolore e la rabbia”. Si tratta di parte del lavoro “Voci che si cercano” che il noto fotografo tedesco ha realizzato nel 2019 a Onna, nel decennale del terremoto, in collaborazione con la popolazione locale e il Goethe-Institut che ha sede a Roma.
«Da artista e fotografo rivolgo il mio interesse ai luoghi e alle loro storie», afferma Göran Gnaudschun, «ho così fotografato la frazione di Onna e i suoi abitanti. I più giovani vedono in quell’accampamento provvisorio la loro patria – è qui che sono cresciuti – senza conoscere altre realtà. Per gli adulti, invece, la vita continua a essere provvisoria. Sono rimasti, rifiutandosi di essere sradicati perché altrove nessuno avrebbe capito la loro storia di vita. Una comunità di persone unite dallo stesso destino. E così vivono, porta a porta. I vicini sono rimasti vicini, accanto alle macerie della loro precedente esistenza. Gli abitanti di Onna non vogliono e non possono dimenticare. Chi è stato disperso e chi ha perso i proprio cari, ha accettato di essere sempre accompagnato dal dolore. Un terremoto è molto più che un vibrare di sassi. Sconvolge la convinzione della solidità del mondo. Mette in dubbio l’esistenza umana. Chi ha visto una strada, che fino a poco prima era piana e dritta, tramutarsi in un mare che ondeggia come in tempesta», continua l’artista, «avrà grosse difficoltà a ritrovare la fiducia: nei confronti della terra su cui poggia i propri piedi, della casa in cui abiterà e delle persone che ci circondano. Troppo evidente è stata la precarietà del mondo. Dopo essere sopravvissuti bisogna continuare vivere, ricreando ex novo la normalità, senza perdere di vista l’obiettivo ultimo – quello di riallacciarsi al tempo prima del terremoto e ricostruire la frazione. Nei volti di queste persone ho trovato tristezza e dolore, ma anche determinazione e forza, la profonda volontà di andare avanti, per il bene della famiglia, del prossimo e di coloro che sono stati strappati alla vita senza preavviso. Ho fotografato anche i panorami urbani, immergendomi nel passato del paese: alcuni degli abitanti mi hanno mostrato i loro album di foto. È così che le immagini gremite di gente del passato si ricollegano alle riprese del presente, silenziose e deserte, popolandole. Il passato non è morto. Tutto continua a vivere, ma il terremoto ci ricorda quanto rapidamente il presente si possa dividere in un prima e un dopo. Voci che si cercano è un lavoro sulla memoria, sul passare del tempo, sul dolore e sulla perdita, ma anche sulla capacità delle persone, di continuare a vivere la propria vita».(g.p.)
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