Le imprese chiedono garanzie ai candidati

23 Febbraio 2018

Le idee dei costruttori illustrate ai futuri parlamentari: «Una legge che risolva i nodi della rinascita»

L’AQUILA. Una massiccia presenza dei candidati alle elezioni politiche del 4 marzo, che hanno ascoltato con grande interesse l’illustrazione documento dell’Ance e le proposte per la ricostruzione, ha partecipato all’incontro, richiesto dall’Associazione provinciale, che si è svolto nella sala convegni della sede dei costruttori.
La partecipazione dei candidati è stata massiccia: tutte le forze politiche maggiori erano rappresentate e anche le liste minori: tra i numerosi candidati, si sono iscritti a parlare, in ordine: Paola Pelino (Forza Italia), Enea Giancaterino (Partito del Valore Umano); Gianluca Castaldi (Movimento 5 Stelle); Fabio Ranieri (LeU); Massimo Cialente (Coalizione di centrosinistra); Antonio Martino (Coalizione centrodestra); Stefania Pezzopane (Pd); Luigi Fabiani (LeU); Emilia Di Matteo (Coalizione centrodestra); Alessandra Priante (10 Volte Meglio). Le richieste dei costruttori sono state ritenute di buon senso e orientate all’interesse collettivo. Il problema sostanzialmente evidenziato e su cui il presidente dell’Ance L’Aquila, Ettore Barattelli, a nome di tutta la categoria ha chiesto precisi impegni ai futuri eletti in Parlamento, è un aggiustamento dell’impianto legislativo, che risolva una volta per tutte i nodi che oggi bloccano o rallentano la produzione edilizia, sia nei crateri che fuori. E, in particolare, l’allarmante stallo della ricostruzione pubblica del sisma del 2009, affetta da una «lentezza cronicizzata nella programmazione e progettazione di opere già finanziate che obbliga a un fermo di risorse importanti, 500 milioni nel solo comune dell’Aquila, oltre al danno materiale arrecato alla rinascita dei luoghi». Una «task force di personale di rinforzo al Provveditorato alle Opere pubbliche» e l’istituzione di una «Conferenza permanente di tutti i soggetti decisionali nel processo burocratico, che azzererebbe i tempi morti tra i vari passaggi tecnici». Inoltre le opere in capo ai provveditorati «potrebbero evitare il deposito al Genio civile, che ha pari competenza e autorevolezza tecnica istituzionale». E la brusca frenata della ricostruzione privata «che ha fatto ridurre nell’ultimo anno gli importi dei contributi erogati da 500 a 300 milioni di euro, mette a rischio gli stanziamenti del governo che prevedevano una spesa di un miliardo l’anno».