«Le intercettazioni sono interpretate»

3 Agosto 2018

Il finanziere-politico Alfonsi respinge le accuse sulle rivelazioni ad Aratari: si parlava dell’esito delle elezioni provinciali

AVEZZANO. «Intercettazioni interpretate» e «frasi estrapolate dal contesto». È questa la posizione espressa, tramite il suo avvocato Cesidio Di Salvatore, dal consigliere provinciale Gianluca Alfonsi, finanziere di professione, indagato dalla Procura di Avezzano con l’accusa di violazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sui falsi certificati. Alfonsi, di Gioia dei Marsi, è sottoposto a obbligo di firma. «La misura cautelare, insieme alla richiesta del pm, non accolta, della sospensione dal servizio e dalle funzioni pubbliche, sono inadeguate e sproporzionate», dichiara il legale, «oltre a essere carenti dei gravi indizi di colpevolezza, nonché delle condizioni di applicabilità». È stato presentato ricorso al tribunale del Riesame e l’udienza è fissata per lunedì 6 settembre. Riguardo all’intercettazione tra Arnaldo Aratari e la moglie Tiziana Mascitelli, entrambi indagati, secondo il legale, «l’infondatezza dell’accusa nei confronti di Alfonsi emerge proprio dall’affermazione fatta dalla donna, che riferisce di quest’ultimo: parla a vuoto. E soprattutto alla risposta fornita dall’uomo, non riportata nell’ordinanza, in cui risponde sostanzialmente: ...va bene domani parlo con l’avvocato Visconti così va alla Finanza a verificare». Secondo il difensore ciò significa che Aratari «nulla sapeva circa l’esistenza del procedimento e delle intercettazioni a loro carico». Nella seconda intercettazione, quella del 28 luglio dello scorso anno, Aratari afferma dall’interno della sua auto: «..senti un po’… ma ti sei informato a vedere se questo sta ancora sotto…». Alfonsi avrebbe risposto: «..secondo me no, ma martedì ti faccio sapere...». Ma secondo la difesa a rispondere non sarebbe stato Alfonsi, ma sempre Aratari, che avrebbe risposto alla sua stessa domanda. La prima parte dell’affermazione («...secondo me no… è stata fatta») è stata fatta, secondo il legale, dalla stessa persona che aveva posto la domanda iniziale, cioè Aratari. Alfonsi, invece, dall’esterno dell’auto, mentre era sul marciapiede della piazza, avrebbe semplicemente pronunciato le parole: «...no no no…», poi aggiungendo «... martedì ti faccio sapere…», riferendosi però non alle supposte rivelazioni, ma all’esito delle elezioni Provinciali che si sarebbero tenute dopo qualche giorno, il 28 luglio. Questo quanto sostiene Di Salvatore. Sempre secondo il legale «il colloquio è proseguito sull’annoso problema della fogna, anch’essa oggetto di indagine, e ciò è chiaramente riscontrabile dalla seconda parte della trascrizione delle intercettazioni, anch’essa però non menzionata nell’ordinanza». Secondo l’accusa, infine, Aratari non avrebbe più utilizzato il numero telefonico intercettato a causa delle rivelazioni di Alfonsi, ma la difesa del finanziere sostiene che erano a conoscenza della questione anche altri testimoni, «per cui riesce davvero difficile capire come possa essere ritenuto responsabile solo l’Alfonsi, senza una valida e convincente motivazione».
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