Le prime rassicurazioni e il ritornello “state tranquilli”

8 Marzo 2019

Il 20 gennaio 2009 la scena è dominata dalla giunta Chiodi senza rappresentanti aquilani e dal giuramento di Barack Obama. Ma le scosse continuano e gli esperti cominciano a parlare 

L’AQUILA. Il 20 gennaio 2009 il terremoto torna momentaneamente nell'oblio. L'Aquila è “scossa” dal fatto che nella giunta regionale guidata da Gianni Chiodi non è stato inserito nessun rappresentante del capoluogo. Una ottima occasione per il solito piagnisteo tutto nostrano alimentato da scippi più o meno reali. Ma un'altra vicenda lascia gli aquilani senza parole: un caso di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 12 anni. La cosa più sconvolgente fu che il fatto avvenne all'interno di un'aula scolastica. Per giorni la brutta storia, con i suoi risvolti giudiziari, tenne banco.
OBAMA. Mentre negli Stati Uniti Barack Obama giura come 44esimo presidente degli Stati Uniti (nel luglio del 2009 sarà all'Aquila per il G8 e sono passate alla storia della città terremotata le sue foto con Berlusconi e con l'allora presidente della Provincia Stefania Pezzopane) il terremoto si prende un paio di giorni di “ferie”. Ma il 23 gennaio la terra torna a tremare. Il Centro la registra il 24, sulla cronaca dell'Aquila, proprio sotto a un ampio pezzo nel quale si dava conto degli sviluppi della vicenda della violenza sessuale a scuola: quattro minorenni erano stati indagati.
IL RITORNELLO. Nell'articolo sul sisma si parla di una “piccola scossa” , la terza nel giro di pochissimi giorni. Questa la conclusione: «È una situazione che gli esperti definiscono assolutamente non allarmante così come si evincerebbe dall'elevato numero di piccoli movimenti sismici che ogni giorno l'Ingv registra». Qui due sono le cose: o chi ha scritto quell'articolo ha inventato la parte conclusiva (cosa da escludere visto che a guidare la redazione all'epoca era chi scrive e dalla direzione e dall'ufficio centrale ogni volta veniva chiesto, tassativamente, di “sentire” qualche esperto) oppure era iniziato già quel ritornello in base al quale “più scosse piccole ci sono meno c'è il rischio di una botta catastrofica”. Attenzione, siamo al 24 gennaio 2009 e il ritornello verrà declamato in continuazione fino alla vigilia dell'evento tragico.
LA “CORBELLERIA”. Salvo poi definire quell'assunto (tante scosse piccole nessuna scossa grande) una corbelleria che “nessun esperto degno di tale nome avrebbe potuto avallare”. Eppure quello si disse fin da due mesi e mezzo prima delle 3.32. Il 25 gennaio il terremoto conquista mezza pagina della cronaca dell'Aquila. È il segno che le scosse ripetute non possono più essere mediaticamente sottovalutate. C'è anche una cartina che fa vedere attraverso dei circoletti la zona interessata dal sisma, di magnitudo 2.4. C'è pure l'orario: le 10 della mattina precedente, cioè del 24.
«NESSUN TIMORE». Il cronista che scrive il pezzo, Giampiero Giancarli, parte con la dichiarazione di un sismologo il quale afferma: «Attualmente è impossibile prevedere i terremoti, ma le recenti forti scosse telluriche che sono state avvertite nell'Aquilano non possono certo essere considerate un campanello d'allarme. La gente non deve avere alcun timore». In questa frase ci sono tutte le contraddizioni verbali che hanno caratterizzato il pre-sisma del 2009. Se i terremoti non si possono prevedere, è inutile aggiungere altro. Perché dunque, se allo stato delle conoscenze scientifiche nulla si può dire di certo sull'arrivo o meno di una scossa più forte, da parte degli esperti si sottolinea in continuazione che la gente non dovrebbe avere timore? Magari con una comunicazione meno frettolosa e anestetizzante qualche cittadino più attento avrebbe cominciato a porsi e porre alle autorità locali e alla Protezione civile il problema di come far fronte a una eventuale emergenza.
RASSICURARE! In verità la linea, da qualsiasi esperto o presunto tale venisse dettata, era sempre la stessa: rassicurare, rassicurare, rassicurare. Lo si fa a gennaio, più di due mesi prima, lo si continuerà a fare nelle settimane successive, lo si farà il 31 marzo, una settimana prima della catastrofe. E non è una questione di colpa o di processi penali (che sono finiti come tutti sanno). È una questione di responsabilità o irresponsabilità. In quel momento lo Stato (in tutte le sue articolazioni) non sapeva che pesci pigliare. Nessuno però lo ha mai ammesso. Gli “esperti” hanno soltanto cercato di difendere (correttamente dal loro punto di vista) la propria immagine e la propria luminosa carriera. La politica come al solito ha mischiato le carte e buttato tutto in caciara. In quello stesso articolo del 25 gennaio l'esperto continuava: “Se dovessimo preoccuparci di ogni attività sismica di questo rilievo dovrebbe esserci un allarme costante in quasi tutta Italia”.
LA PREVISIONE DEL ’99. Ma come, L'Aquila e il Centro Italia non erano tra le zone a più alto rischio sismico del Paese? C'era chi – subito silenziato – nel 1999 aveva previsto un forte terremoto entro 10 anni. Altri avevano segnalato che l'accelerazione sismica nel centro storico della città avrebbe moltiplicato i danni. Tutto dimenticato. E oggi, dopo dieci anni, ci sarà certamente qualcuno che magari già nei prossimi giorni dirà: “Dopo tutto questo tempo andate ancora tirando fuori queste stupidaggini, finitela, continuate a piangere i vostri morti, battetevi il petto perché abitavate in case fatiscenti e mettetevi il cuore in pace. Noi guardiamo avanti”. Giusto. Scusate il disturbo. Il 31 gennaio il terremoto finisce in prima pagina. La giornata era stata caratterizzata dalle tensioni dentro Palazzo Margherita. Infatti il Centro nel titolo più evidente della Prima scrive: L'Aquila centrosinistra nel caos. E nel sommario il sindaco andava all'attacco: se non c'è lealtà mollo tutto e faccio liste civiche.
MINACCE DIMISSIONI. È la prima della lunga sequela di minacce di dimissioni che andrà avanti anche negli anni post sisma. Chi oggi parla di caos nell'attuale amministrazione dovrebbe dare uno sguardo alle cronache di quell'inizio di 2009 (e non solo quelle). Solo questione di potere e poltrone. Nessuno ancora prendeva sul serio il terremoto.
PRIME AVVISAGLIE. Il 31 gennaio il quotidiano d'Abruzzo modifica in extremis la prima pagina. Sono passate le 23. Alle 22,54 era stata registrata una scossa di 2.5. La sentono in città e nelle frazioni. Il pezzo nelle pagine di cronaca, data l'ora tarda, non è molto evidente ma il richiamo in prima pagina non è casuale. Ormai le scosse si stavano ripetendo con una preoccupante continuità. E quel titolo rifletteva una certa apprensione da parte dell'opinione pubblica. Stava arrivando febbraio. Altre scosse e altre sottovalutazioni erano in vista.
(3-continua)
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