Le reazioni: «Non volevamo rivivere ancora questo dolore»
L’AQUILA. È quantomeno rassicurante che una nuova sentenza sul terremoto del 2009 non parli di concorso di colpa delle vittime. Chi è stato in prima fila nell’organizzazione delle manifestazioni di...
L’AQUILA. È quantomeno rassicurante che una nuova sentenza sul terremoto del 2009 non parli di concorso di colpa delle vittime. Chi è stato in prima fila nell’organizzazione delle manifestazioni di protesta contro la “sentenza choc”, firmata dalla giudice Monica Croci due mesi fa, per certi versi si può dire che tiri un sospiro di sollievo dopo il pronunciamento del tribunale dell’Aquila dei giorni scorsi, che non cita in alcun modo la corresponsabilità delle vittime. «Questa sentenza dice credo quello che pensavamo tutti, e cioè che le colpe erano già state decise», afferma Giusi Pitari, «e che in ogni caso il terremoto è una fatalità, e che in mancanza di una previsione certa nessuno si è preso la responsabilità di evacuare i posti colpiti dal sisma. È una sentenza che mi rincuora, anche se tutto questo trambusto e tutto questo dolore, che soprattutto i familiari delle vittime hanno dovuto risentire un’altra volta, non ce lo meritavamo. Dobbiamo ricostruire», continua Pitari, «e dobbiamo ricostruire sugli errori che sono stati fatti: cioè evitarli, perché un terremoto fa morire quando è forte come quello dell’Aquila e quando le case sono costruite male: bisogna ricostruire bene e spero che tutti i costruttori dell’Aquila si mettano una mano sulla coscienza».
Per Simona Giannangeli, avvocata e consigliera comunale, si tratta di una sentenza che «solleva anche se resta l’altra che andrà ribaltata in Appello, e auspichiamo che è quello che accada. È grave che sia passata l’idea che chi è rimasto vittima possa avere una percentuale di corresponsabilità: è grave e pericoloso in un paese come l’Italia soggetto a catastrofi naturali». Resta la rabbia per una «sentenza che è ancora lì, viva e vegeta», chiosa Rita Innocenzi, «e finché non verrà riformata in Appello resterà a offendere le vittime che non hanno colpa». (a.r.)

