Le suore di clausura di Sant’Amico aprono l’archivio storico

Seicento volumi risistemati dopo i lavori di restauro Sinergia tra Soprintendenze e Fondazione Carispaq
L’AQUILA. Un tesoro nel tesoro. Dopo i lavori di ristrutturazione post-sisma del monastero agostiniano di Sant’Amico, nella zona della Fontana Luminosa, torna alla luce anche l’archivio storico del convento, con i suoi circa 600 testi.
Il gioiello sarà riconsegnato alla città giovedì 22 alle 11, con una cerimonia alla presenza delle autorità religiose e civili, in particolare le Soprintendenze interessate e la Fondazione Carispaq, che ha contribuito al restauro, con il suo presidente Marco Fanfani. Alla cerimonia di inaugurazione, che coinciderà anche con l’apertura al pubblico dell’archivio, prenderanno parte le suore di clausura del monastero. Nell’archivio si conservano prevalentemente scritture per l’amministrazione di beni immobili di proprietà del monastero, per quella interna della comunità e della sagrestia, carte relative alla vita religiosa della comunità e delle suore, atti relativi all’Istituto Sant’Amico e qualche documento ufficiale di cancelleria pontificia. Il materiale è stato inventariato con un lavoro condotto nel 2002 per la tesi di laurea di Alessia Di Stefano, che sarà presente alla cerimonia di riconsegna dell’archivio.
«I testi sono stati tutti restaurati con la supervisione del professor Paolo Crisostomi, docente dell’Università degli studi della Tuscia di Viterbo», spiega Di Stefano. «Non è stato possibile stendere le pergamene che sono state però fotografate in modo da poter essere consultate agevolmente».
Durante la schedatura delle singole unità archivistiche, sono stati individuati tre principali fondi: del monastero Sant’Amico, del monastero di Santa Lucia e una modestissima consistenza archivistica pari a tre unità del fondo Ospizio di Sant’Anna, ente traslato nei locali del monastero Sant’Amico il 9 luglio del 1888, passato poi, il 31 gennaio 1900, sotto la diretta amministrazione delle monache con il nome di Istituto Sant’Amico.
«La particolarità di questo archivio è il ritrovamento del fondo del monastero di Santa Lucia», prosegue Di Stefano. «Quest’ultimo era stato dato per perduto da Leopoldo Cassese, noto storico archivista della prima metà del Novecento». Il 17 agosto del 1909, suor Angela Di Genova ebbe l’ufficio di archivista e rinumerò, costituendo il “fondo diplomatico”, tutti gli atti membranacei dei fondi monastero Sant’Amico e Santa Lucia, dal più antico al più recente. «Stando a quanto riferito dallo storico Giuseppe Equizi, l’archivio del monastero di Sant’Amico fu depredato dalle truppe napoleoniche nel 1799», spiega la stessa Di Stefano. «Certo, c’è stata una grande perdita di materiale archivistico subita nel corso dei secoli per il fondo del monastero di Sant’Amico, ma ancora di più per quello di Santa Lucia e per il fondo Ospizio di Sant’Anna che è quasi inesistente. In fase di inventariazione, quindi, si è provveduto alla descrizione e a un ordinamento virtuale delle carte».
Nonostante le perdite, l’archivio riveste oggi una grandissima importanza storica.
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