Le suore ricordano il bersagliere Margutti

11 Aprile 2020

Paganica, le Clarisse in preghiera dopo la scomparsa dell’81enne volontario che operò nel post-sisma

L’AQUILA. È morto a Bergamo Carlo Margutti, 81 anni, membro della sezione Bersaglieri e della Protezione civile di Pontirolo. La notizia ha colpito e addolorato le suore Clarisse di Paganica che nel post-sisma erano state aiutate dai Bersaglieri di Pontirolo con vari lavori di sistemazione esterna ed interna.
Il gruppo era stato per la prima volta a Paganica quasi per caso nel 2010 e poi, come avevano scritto sul loro giornale, “a Paganica ci siamo tornati nel maggio 2011 ma non con la divisa della festa e il cappello piumato, o con i vestiti per alcuni giorni di relax, ma con tanti abiti e attrezzature da lavoro. Contattate le suore e saputo che, dopo i primi interventi per la messa in sicurezza del Monastero e la costruzione di una struttura in legno (chiesetta, piccole celle per le suore, refettorio), più nulla si era mosso, ci siamo chiesti cosa potevamo fare. Le suore avevano un piccolo sogno nel cassetto: recuperare un piccolo edificio a margine del vecchio monastero, poco danneggiato, per crearci un “eremo”, luogo indispensabile per chi come loro ha fatto una scelta di vita di silenzio e di preghiera. Quando siamo arrivati a Paganica ad accoglierci a braccia aperte c’era la Badessa con un sorriso sul volto che ci è penetrato dentro: voi siete venuti a dare una mano alla nostra speranza – ci ha detto – e il primo colpo di mazza o di piccone che darete sarà il primo passo reale verso la ricostruzione del nostro Monastero. Parole, queste, che ci hanno accompagnato per tutta la settimana della nostra permanenza”.
Carlo Margutti è stato ricordato dalle suore nel messaggio per la Pasqua diffuso sul loro sito Internet nel quale scrivono, tra l’altro, «è una Pasqua dal sapore nuovo, questa che costringe quasi tutto il mondo a non avere celebrazioni per evitare un possibile diffondersi del contagio, eppure crediamo che questa Pasqua sarà tanto vera, perché l’altare è il nostro corpo fragile, malato, impaurito, nella grande Liturgia della vita». Le suore ricordano «le migliaia e migliaia di contagiati e di morti: dietro ognuno di loro ci sono storie, volti, spesso di amici, come Carlo, il nostro amico bersagliere di Pontirolo (Bergamo) che ci ha lasciato; portiamo con noi quelli che combattono al di là delle proprie forze, come medici e infermieri, e che partono anche da lontano per aiutare quelli che hanno più bisogno, ma anche i volontari, le forze dell’ordine, coloro che con il proprio lavoro si occupano del bene comune, i consacrati, i sacerdoti, chi si affida alla nostra preghiera».(g.p.)