«Legge speciale salva-tribunali» Così la battaglia riprende vigore

Gli avvocati elaborano il piano per spingere Enti locali e Regione a partecipare alle spese di gestione Petrella: «Riordino per trasformare in obbligo l’attuale facoltà del Ministero». A fine mese l’assemblea
AVEZZANO. Avvocati marsicani di nuovo in trincea per salvare il tribunale. Per fermare le lancette dell’orologio che corre inesorabile verso la data fatidica del 2021, mentre la politica non va oltre le pie intenzioni, i protagonisti della battaglia del referendum tornano in pista per strappare una modifica alla legge di revisione delle circoscrizioni giudiziarie che aprirebbe la strada alla salvezza per i presidi di giustizia di Avezzano e dell’intero Abruzzo. La proposta di legge messa nero su bianco dagli avvocati Mario Petrella, Roberto Di Pietro e Fabiana Contestabile, artefici principali della battaglia del 2013 – quando nacque il Comitato promotore del referendum pro-riapertura dei 1.000 uffici giudiziari soppressi, bocciato dalla Corte costituzionale – punta a cancellare il comma 4 bis che dà facoltà al ministro della Giustizia di stipulare convenzioni sperimentali per il mantenimento di sedi giudiziarie, inserendo un altro comma mirato a obbligare Alfonso Bonafede, ad aprire la porta a tutte le Regioni intenzionate a compartecipare alla spesa. Il percorso è delineato: prima arriverà al vaglio dell’assemblea degli oltre 600 avvocati del Foro di Avezzano (entro fine mese), con responso prevedibile, poi la proposta di legge sarà inviata alla Regione, affinché, sposi la causa per salvaguardare i 4 uffici giudiziari d’Abruzzo avviati verso la chiusura.
L’OBIETTIVO. «Puntiamo a ottenere la modifica della legge di riforma», affermano Petrella, Di Pietro e Contestabile, «per trasformare in obbligo l’attuale facoltà del Ministero a siglare le convenzioni con le Regioni e le Province autonome che fanno richiesta di riaprire le sedi giudiziarie compartecipando alle spese. Confidiamo, ovviamente, di avere la Regione ancora al fianco». L’amministrazione precedente, infatti, ha presentato la richiesta al governo, ma si è infranta su quella facoltà del Ministro. «Finora», ricordano, «la possibilità è stata concessa solo al Trentino Alto Adige, regione a statuto speciale, dove i presidi sono stati salvati».
MODIFICHE ALLA LEGGE. «In attesa di una riforma generale della geografia giudiziaria», recita la proposta dei legali, «a richiesta delle Regioni e le Province autonome interessate, il ministro della Giustizia deve disporre, nell’ambito di apposite convenzioni, che i tribunali soppressi riprendano appieno la funzione giudiziaria, a condizione che le spese di gestione e manutenzione degli immobili e di retribuzione del personale di custodia e vigilanza delle strutture siano integralmente a carico del bilancio degli Enti locali e della Regione richiedente, mentre restano a carico dello Stato la retribuzione dei magistrati, del personale amministrativo e della polizia giudiziaria. Dal provvedimento non devono derivare maggiori oneri a carico della finanza statale». Se la legge di modifica va in porto come formulata, il Ministro dovrà provvedere alla formazione delle piante organiche dei tribunali sub-provinciali ripristinati e alla copertura entro 100 giorni dalla stipula delle convenzioni. Gli effetti, ovviamente, saranno applicabili anche ai tribunali di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano, comunque condannati alla chiusura entro il 2021 se non arriveranno novità.
LA STORIA. La battaglia per la salvaguardia dei tribunali prese il via nella Marsica dopo il varo della legge di riforma. Qui nacque il comitato pro-referendum che con l’ausilio di Comuni, Regione, ordini professionali, associazioni e cittadini, varcò i confini dell’Abruzzo fino all’indizione del referendum bocciato dalla Corte costituzionale perché avrebbe aperto un “vuoto normativo”. Pollice verso anche all’appello, mentre sulla spinta del referendum, il parlamento modificò la legge e aggiunse il comma 4 bis che da facoltà al Ministro di aprire o chiudere la porta alle istanze. I legali marsicani puntano a far cadere quel «potere discrezionale» che non rende “giustizia” ai cittadini.
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