Legnini: «Inutile dividersi, le risorse ci sono»

6 Settembre 2020

Il commissario per il cratere 2016/17 invita all’ottimismo: «All’Aquila tanto è stato fatto, il resto si farà»

L’AQUILA. Il commissario straordinario per il cratere del Centro Italia Giovanni Legnini guarda piazza Santa Maria Paganica. Da un lato Palazzo Ardinghelli rinato e dall’altro la chiesa rimasta al 6 aprile. Le due facce della ricostruzione.
«Il processo di ricostruzione all’Aquila, dopo la primissima fase che tutti ricordiamo, dalle soluzioni provvisorie alla ricostruzione leggera che ebbe un certo successo, partì lentamente. In un periodo era ferma. Fu poi avviata, dopo il lavoro prezioso di Barca che fu proseguito anche da me in seguito, nel 2013-14 e da allora procede in modo molto spedito ed efficace. È una ricostruzione di grandissima qualità ed è stata dotata finanziariamente in modo adeguato. Adesso ci si avvicina alla conclusione di quel ciclo finanziario e sta venendo su una città più bella di quella che era prima del terremoto. E questo deve riempire tutti gli aquilani, tutti gli abruzzesi e direi tutti gli italiani di grande orgoglio. Io, che quotidianamente vedo ancora le rovine presenti nell’enorme cratere in tutto il Centro Italia apprezzo con particolare emozione questo processo».
Manca però ancora più di qualcosa. «Se c’è ancora qualcosa da ricostruire», aggiunge Legnini, «non bisogna essere pessimisti: sarà ricostruito. Il tempo è ancora quello giusto. La diatriba sui fondi? Di fronte ai numeri non ci si dovrebbe dividere: ci si dovrebbe dividere oltre i numeri...quindi quando la polemica politica si innesca in questi termini vuol dire che è mal posta. Le risorse per la ricostruzione dell’Aquila ci sono ancora: c’è più di un miliardo che è frutto degli stanziamenti che si fecero a cavallo tra il 2013 e il 2015, in particolare nel 2015. Le risorse per le altre esigenze proprie del processo ricostruttivo ci sono, rimane aperta una parte che è l’esigenza di stabilizzazione del personale. Io ho fiducia che il governo prima o poi provveda anche a questo completamento, sapendo che – e lo sto dicendo anche nell’esercizio della mia attuale funzione, l’ho ripetuto con molta forza l’altro giorno quando il presidente Conte ha convocato i 138 sindaci e i quattro presidenti delle regioni del Centro Italia – occorre in Italia avere un contingente forte, specializzato, competente e motivato per le ricostruzioni. Non possiamo ricominciare sempre daccapo e non possiamo affidare attività così complesse sempre al precariato. Occorre che ci sia questo esercito di professionisti della ricostruzione. La stabilizzazione va letta in questa chiave, certamente dei diritti dei lavoratori, ma soprattutto dal punto di vista dell’interesse generale del Paese. Se in Centro Italia ci fossero state mille persone già pronte, già professionalizzate, la ricostruzione non sarebbe stata così lenta, stessa cosa all’Aquila. Penso che le risposte per la gran parte sono arrivate e per una parte arriveranno».(e.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .