Legnini: «Ricostruire in sicurezza e nella legalità»

Il vicepresidente del Csm: bene l’argine della magistratura attraverso attenti controlli e senza bloccare i cantieri
L’AQUILA. «L’idea dell’Aquila città della conoscenza deve diventare uno dei principali progetti di sviluppo dell’Italia. Le pratiche tecniche e gestionali acquisite dopo il terremoto del 2009 devono essere il punto di riferimento per affrontare i disastri naturali che colpiscono il nostro Paese: sono una memoria importante e di qualità».
Ha messo al centro la cultura della legalità, «come risorsa per lo sviluppo e la sicurezza dei cittadini», il vicepresidente del Csm (Consiglio superiore della magistratura), Giovanni Legnini, intervenuto ieri, alla manifestazione conclusiva di “Officina L’Aquila”, a palazzo Fibbioni. Evento curato da Carsa e dall’Ance come focus sulla centralità dell’Aquila nel modello di sviluppo futuro della ricostruzione anti-sismica. «La messa in sicurezza del territorio italiano», ha sottolineato Legnini nel suo intervento, «passa anche attraverso la cultura della legalità facendo emergere, per citare un esempio, anche almeno la metà dei 200 miliardi di economia sommersa e illegale: passaggio che porterebbe, nelle casse dello Stato, 44 miliardi di euro di tasse, utili a finanziare altri interventi».
E proprio L’Aquila, secondo il vicepresidente del Csm, «rappresenta un successo non scontato, nella ricostruzione post-terremoto, di cui andare fieri. Lo dice uno che è stato testimone della fase più difficile, tra il 2010 e il 2013, quando il motore è stato frenato dalla crisi economica e istituzionale».
«Nel processo di ricostruzione», ha aggiunto Legnini, «è stata determinante l’istituzione degli Uffici speciali: le procedure fin qui adottate sono un modello per tutte le ricostruzioni. Il commissario straordinario per la ricostruzione del Centro Italia, Vasco Errani, e il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, si stanno ispirando esplicitamente al modello L’Aquila. Proprio qui si sono poste le basi per un quadro normativo, con diritti, doveri, pratiche e procedure, rapporti e ruoli tra istituzioni. Un quadro normativo che, a questo punto, andrebbe tramutato in legge per evitare che, ad ogni emergenza, si debba trovare una soluzione».
Tra le “buone pratiche” applicate all’Aquila, Legnini ha citato «il ruolo della magistratura, in rapporto diretto con il controllo sulla ricostruzione. Nessuno potrà dire», ha concluso, «che la magistratura qui non sia stata attenta, che non abbia fatto da argine alla criminalità. Una funzione che non è stata di intralcio o di ostacolo alla ricostruzione: non ci sono stati cantieri bloccati, ma solo un grande monitoraggio, anche sul grado di sismicità delle scuole e degli uffici pubblici. Questo è un importante deterrente. Tutti sanno che ciò che si sta facendo oggi sarà controllato anche tra vent’anni».
Al dibattito “L’Aquila fenice e i borghi della rinascita” hanno preso parte, tra gli altri, anche Giampiero Marchesi, responsabile della struttura speciale della ricostruzione, la senatrice Pd, Stefania Pezzopane , Tommaso Navarra, presidente del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga e Paolo Esposito, titolare dell’ufficio speciale della ricostruzione. La rettrice dell’Università, Paola Inverardi, ha evidenziato come «l’Ateneo sia partecipe appieno alla rinascita del territorio. I nostri studenti non devono avere solo una formazione teorica, ma altamente contaminata dall’attività pratica legata alla ricostruzione. Dobbiamo realizzare un laboratorio a cielo aperto, dove formare e costruire la memoria come cifra genetica distintiva di questa città».
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