Lepore: «Il successo del presepe ripaga le nostre fatiche»

Parla l’organizzatore della rappresentazione di Rivisondoli: «Noi siamo pronti a lavorare per la prossima edizione»
RIVISONDOLI. A volerla raccontare per intero, la sua storia richiederebbe tanto tempo e molte pagine, ma anche solo a sfogliarli, ricordi, pagine e foto dei suoi 67 anni, appare subito che il presepe vivente di Rivisondoli, la celebrazione della Natività più antica d'Italia, dopo quella di Greccio, intreccia le sue vicende con quelle della storia del paese e del mondo. Così per l'edizione di quest'anno, in scena venerdì sena nella piana di Pie' Lucente, dedicata all'Umbria e alle popolazioni terremotate. Un messaggio di rinascita, dunque, è arrivato dal presepe, lo stesso che ha segnato il suo avvio, nel 1951, nel secondo Dopoguerra, da un'idea di Renato Caniglia. Da 15 anni, la celebrazione della Natività è affidata a Giuseppe Lepore, che, messe da parte le fatiche organizzative, tira un sospiro di sollievo e si dice felice della riuscita dell'evento. «Il bilancio di questa edizione del presepe», afferma, «mi lascia il sorriso sulle labbra e mi fa stare bene, perché è una manifestazione complicata da realizzare, di grande responsabilità e soprattutto che sentiamo nostra, Organizzare il presepe di Rivisondoli, riconosciuto patrimonio culturale d'Italia, non è cosa di tutti i giorni. Per questo voglio ringraziare l'amministrazione comunale, il parroco del paese e tutti coloro che ci sono stati vicini per la riuscita di questo evento. Per fare il presepe c'è bisogno del sostegno, dell'amicizia e della collaborazione di tutti». Per il futuro Lepore non si sbilancia. «Siamo nelle mani del Signore», dice, «dipenderà dalla sua volontà. Noi siamo qui, pronti a rimettere in campo il nostro lavoro e il nostro impegno». Se quest'anno il presepe è stato caratterizzato da una sorta di gemellaggio spirituale con l'Umbria, regione di provenienza della Madonnina, Giulia Marconi, e di San Giuseppe, Giacomo Sciamanna, in passato la Natività vivente abruzzese, interrotta solo nel 1980 e nel 1984, per problemi organizzativi, ha già dimostrato la sua vicinanza con diversi luoghi del mondo. «Da questo presepe, che abbiamo voluto dedicare alle popolazioni terremotate dell'Umbria», ha detto il parroco del paese, don Daniel Cardenas, «viene a tutti un messaggio di pace e fratellanza universale. Tutti sono stati bravi nel loro compito in questo presepe e tutti meritevoli della nostra gratitudine, tanta gente ha partecipato in silenzio e compostezza all'evento, che vuole essere esortazione a tenere vive tradizioni che sono segno di fede e di profonda riflessione sul mistero del Dio che si fa uomo, cambiando il corso dell'umanità».
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