Lepri, divieti e danni ambientali Cacciatori nel mirino del Wwf

15 Gennaio 2017

Gli ambientalisti: la liberazione doveva avvenire in aree proibite, scempio evitato con i nostri allarmi Del Castello (Atc): è un attacco vergognoso per infastidirci, abbiamo sempre rispettato le regole

SULMONA. Da un lato ci sono quelli del Wwf, sull’altro versante della polemica 500 cacciatori di Sulmona, nel mezzo le lepri. Proprio la liberazione degli animali destinati a finire nel mirino delle doppiette ha sollevato un polverone, con un reciproco scambio di accuse dai toni particolarmente aspri.

Gli ambientalisti sostengono di avere evitato un lancio di selvaggina, ovvero la liberazione di lepri europee, in aree vietate. L’Ambito di caccia di Sulmona lo definisce un attacco vergognoso.

Ma che cosa è accaduto? Nel Wwf c’è la convinzione di avere sventato un dannoso attacco all’ambiente.

«L’Ambito di caccia di Sulmona», accusa il Wwf Abruzzo presieduto da Luciano Di Tizio, «aveva programmato, pubblicizzandolo sul proprio sito web, quello che viene definito un lancio di selvaggina, vale a dire la liberazione in natura di animali allevati in gabbia, destinati a rappresentare un bersaglio per i cacciatori. In questo caso si trattava di individui di lepre europea, molto simile e difficile da distinguere dalla endemica e non cacciabile lepre italica. Ebbene, a tutela di questa seconda specie, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha indicato una serie di territori comunali nei quali è accertata la presenza della italica e nei quali è di conseguenza proibito immettere l’altra specie potenzialmente concorrenziale».

Diversi di questi comuni – Anversa degli Abruzzi, Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Rivisondoli, Villavallelonga, Bugnara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collelongo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Luco, Secinaro, Trasacco – ricadono nel territorio di competenza dell’Atc Sulmona. Per questo il Wwf aveva scritto, alla vigilia della liberazione, alla stessa Atc, al servizio veterinario della Asl e alla polizia provinciale dell’Aquila per sottolineare le proprie perplessità. Ed aveva anche avvertito i carabinieri-forestali.

«L’intervento di questi ultimi», riprendono i rappresentanti del Wwf, «è stato risolutivo, visto che gli addetti al ripopolamento hanno pubblicamente detto di non sapere nulla dei divieti, benché l’elenco dei comuni proibiti sia correttamente pubblicato sul sito della stessa Atc e nonostante la lettera della nostra Associazione nella quale la normativa veniva adeguatamente riepilogata. L’annuncio sul sito è stato ovviamente rimosso. Un episodio allarmante se le uniche forze dell’ordine presenti sono dovute intervenire per garantire il rispetto della legalità. Una situazione che lascia perplessi sulla pratica stessa del ripopolamento con una specie così simile a una che è necessario tutelare. Il Wwf si chiede se non sia il caso di proibire al 100% l’immissione del territorio abruzzese di lepri europee».

La risposta è affidata al presidente dell’Atc di Sulmona, Marco Del Castello.

«La liberazione delle lepri è avvenuta regolarmente giovedì», precisa Del Castello, «e tutto è stato fatto nel rispetto dei regolamenti e nei comuni dove non è presente la lepre italica, come è avvenuto l’anno scorso, due anni fa e sempre. Quello del Wwf è un attacco vergognoso. Questi ambientalisti ci vogliono mettere i bastoni tra le ruote, ma non ci riusciranno. Sul sito web abbiamo informato i cacciatori delle operazioni da compiere e a lancio avvenuto l’avviso è stato rimosso. Le lepri, provenienti da allevamenti italiani, sono state liberate dopo le visite della Asl e sotto il controllo delle forze dell’ordine».

La replica delle 106 lepri liberate tra la Valle Peligna e l’Alto Sangro è affidata al destino: se riusciranno a superare l’inverno, alla riapertura della caccia dovranno vedersela con altri ostacoli.

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