Lezione con l’ex magistrato Ayala: mafia in difficoltà, ma non battuta

È stato sottoscritto un protocollo per l’educazione alla legalità, alla cittadinanza e alla Costituzione E sulla cattura del super latitante Messina Denaro: «Cosa importante è che sia finito in carcere»
L’AQUILA. L’arresto di Matteo Messina Denaro, i nuovi assetti della mafia, il rischio di infiltrazioni che riguardano tutta l’Italia, non solo le regioni del sud, ma anche la possibilità di vincere finalmente la guerra alle cosche, così come l’Italia ha saputo combattere e vincere contro il terrorismo. A spiegare tutto questo, all’Auditorium del Parco pieno di studenti per il Premio Borsellino, c’è un uomo che per 20 anni non ha potuto fare una vita normale, non poteva andare da solo neanche a comprare i giornali. Sempre sotto scorta. Il magistrato Giuseppe Ayala, classe 1945, ha vissuto a fianco di Giovanni Falcone di cui era il braccio destro, e Paolo Borsellino alcuni dei momenti più importanti della storia d’Italia. In prima linea anche quando sembrava che la guerra fosse persa dopo gli attentati di Capaci e via D’Amelio.
«Messina Denaro? L’importante è che sia stato preso», spiega Ayala appena arrivato al Parco del Castello prima di posare per una foto davanti alla pietra della Maiella scolpita con i volti dei magistrati Falcone e Borsellino, realizzata lo scorso dicembre dagli studenti dell’istituto d’arte “Grue” di Castelli.
«Per quanto posso capire, la mafia non è sconfitta, ma al momento non se la passa bene», continua Ayala. «È evidente un cambio di strategia, c’è un accordo tra le varie famiglie per la suddivisione degli affari. Il fatto che non ci siano vertici storici non deve far pensare che la mafia sia più debole», aggiunge Ayala, «ma è giusto anche dire che lo Stato e le istituzioni quattro colpi giusti li hanno assestati. Ma non bisogna abbassare la guardia, perché la mafia, seppur in difficoltà, è ancora viva. Alla fine degli anni ’80», continua Ayala, «in un convegno a Milano, Falcone parlò della possibilità che mafia, camorra e ’ndrangheta andassero a riciclare i loro enormi proventi derivanti dal traffico della droga, in regioni che tradizionalmente non avevano questo tipo di infiltrazioni malavitose.
Un rischio che si è concretizzato visto che sono state sciolte per infiltrazioni mafiose amministrazioni comunali in Val d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia. Ci si resi così conto della gravità del problema».
Nel corso della manifestazione, alla presenza di Ayala, è stato firmato un protocollo per l’educazione alla legalità, alla cittadinanza, alla Costituzione che vede protagonisti, tra gli altri, Regione, Prefettura, Procura, Comune, Provincia e Ufficio scolastico regionale.
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