LFoundry ai cinesi, il rinvio mette ansia

19 Luglio 2019

Slitta ancora la chiusura dell’accordo. Le organizzazioni sindacali: «Vanno fornite spiegazioni»

AVEZZANO. Slitta ancora il passaggio di LFoundry nelle mani di una nuova cordata cinese. Il closing fissato per oggi è stato rinviato alla prossima settimana a causa di problemi burocratici legati anche all’andamento dei mercati internazionali. L’azienda più grande del territorio, con 1.500 occupati che producono memorie volatili e complementi per la microelettronica, sarà quindi ufficialmente della Jiangsu Cas-Igbt Technology e della Wuxi Xichanweixin Semiconductor soltanto a partire da fine mese. L’iter iniziato a inizio 2019 si sta allungando, creando malumori in azienda.
«Si aggiunge confusione a confusione», commenta Roberto Di Francesco, rappresentante di stabilimento per Fiom-Cgil, «è l’ennesimo rinvio che si va a sommare a quelli precedenti. Manca chiarezza sia con i sindacati, sia con i dipendenti che non sanno più cosa accadrà. L’azienda dovrebbe rispondere alle nostre domande e spiegarci qual è il piano industriale e quali sono i progetti per questo importante sito». L’ultima novità in ordine di tempo riguarda proprio il nuovo partner della Jiangsu Cas-Igbt Technology che ha comprato il sito avezzanese per 112.816.089 milioni di dollari. La Wuxi Xichanweixin Semiconductor, start up cinese, utilizzerà le competenze tecnologiche di Jiangsu e di LFoundry per sviluppare e produrre dispositivi a semiconduttore e circuiti integrati per una vasta area di applicazioni. «Ci può stare un rinvio, ci può stare anche l’ulteriore rinvio vista la grande operazione commerciale che si sta mettendo in atto ma l’azienda deve chiarire», precisa Michele Paliani, segretario nazionale di Uilm-Uil, «non abbiamo avuto l’ufficialità del rinvio, ma se così fosse bisognerebbe dare una giustificazione reale e concreta alle Rsu e alle segreterie provinciali e spiegare il perché».
I dubbi, quindi, restano. E le incertezze crescono.
«Sono convinto che la situazione si stia mettendo male, è inutile continuare ad andare al ministero dello Sviluppo», afferma Antonello Tangredi, segretario provinciale di Fim-Cisl, «l’operazione sta prendendo una piega tipica delle scatole cinesi e questo non ci piace per niente».
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