LFoundry, dopo 6 anni si torna a scioperare

8 Agosto 2019

La decisione dei sindacati dopo l’incontro con l’azienda per la gestione dei contratti di solidarietà

AVEZZANO. Sciopero alla LFoundry per la gestione dei contratti di solidarietà. Dopo sei anni i dipendenti dell’azienda più grande della Marsica tornano a incrociare le braccia. La decisione è arrivata al termine di un incontro con i vertici aziendali richiesto dai sindacati. Dopo il passaggio ufficiale dell’azienda, con i suoi 1.500 dipendenti, nelle mani della start up cinese Wuxi i sindacati hanno subito chiesto un confronto «sull’anomala gestione dell’accordo ferie 2019 in combinazione con i giorni di assenza per i contratti di solidarietà». La Rsu ritiene «eccessivo il numero di casi individuali segnalati, accompagnati anche da comportamenti a livello di dipartimento volti a sostituire le giornate di ferie con giornate destinate a “recuperare” i giorni di contratto di solidarietà non fatti. Per tali motivi, allo scopo di sollecitare il rispetto dell’accordo ferie, degli impegni presi e dei sacrifici di cui si sono fatti carico i dipendenti è stato indetto lo sciopero. Le modalità saranno le seguenti: giornalieri, oggi 8 ore in uscita; squadre D+C, domenica 11 agosto: 6 ore in uscita dei turni montanti; squadre B+A, mercoledì 14 agosto: 6 ore in uscita dei turni montanti.
«Dopo la grande manifestazione del 2013 al ministero», afferma Roberto Di Francesco della Rsu Fiom Cgil, «il sindacato in modo unitario decide di dire basta al comportamento dell’azienda e decide in modo unitario lo stop all’attività per mezza giornata. Il punto chiave è la gestione del mix ferie-contratti di solidarietà: c’è una crisi industriale che stanno pagando i lavoratori e le lavoratrici di LFoundry».
«In relazione all’incontro», aggiunge Andrea Campione, della Uilm, «è ormai consuetudine siglare accordi sulla gestione delle ferie annuali con la direzione per essere poi applicati parzialmente o mal interpretati dai vari dipartimenti presenti. Gli accordi, oltre a gestire il riposo dei lavoratori, servono a limare spese di bilancio che pesano sulle casse dell’azienda. Per questo abbiamo indetto lo sciopero».
Una decisione importante, soprattutto perché arriva appena qualche mese dopo la vendita dell’azienda ai cinesi della Wuxi che hanno acquistato a marzo il 100 per cento delle quote della multinazionale di Avezzano specializzata nella produzione di semiconduttori e circuiti integrati, e che sta vivendo un periodo di grande crisi a causa della guerra dei mercati e dell’aumento del costo delle materie prime. (p.g.)
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