LFoundry, la Fim-Cisl accusa la politica

I vertici del sindacato lanciano un grido d’allarme e denunciano la latitanza di Regione e azienda
AVEZZANO. Grido d’allarme della Fim-Cisl per il futuro di LFoundry: «Bisogna intervenire prima che sia troppo tardi». Il sindacato ieri ha chiamato a raccolta i suoi iscritti per spiegare la difficile situazione che si vive, ormai da mesi, all’interno dell’azienda più grande del territorio, passata a luglio nelle mani della start up cinese Wuxi.
Un futuro incerto per i 1.500 dipendenti del sito sul quale, secondo la Fim-Cisl, «la politica è troppo latitante. I dati dell’export abruzzese sono preoccupanti», ha commentato Paolo Sangermano, segretario provinciale Fim-Cisl, «e necessitano di una riflessione e di una programmazione che abbia una visione un po’ più lunga. Tutti gli attori locali devono sviluppare il proprio impegno per tenere alta l’attenzione su questo territorio e su LFoundry». Durante l’incontro, al quale ha preso parte come uditore anche il consigliere regionale Giorgio Fedele, Augusto Bisegna, della Fim-Cisl nazionale, ha fatto un quadro della situazione italiana e poi ha lanciato un messaggio netto per LFoundry: «Manca una consapevolezza da parte della politica e soprattutto un coinvolgimento diretto. Questa è un’azienda che abbraccia tutto il territorio e di conseguenza necessita di un maggiore coinvolgimento». I rappresentanti sindacali di stabilimento, Alessandro Maurizio e Luca Centi Pizzutilli, hanno espresso il loro rammarico per lo scarso dialogo con i vertici aziendali e per la latitanza dei rappresentanti istituzionali regionali nell’ultimo incontro al ministero per lo Sviluppo economico. Per Antonello Tangredi, segretario territoriale Fim Cisl, «è iniziato il conto alla rovescia per l’incontro al Mise e per la presentazione del piano industriale, che sarà determinante per il futuro del sito. Ci resta sempre un dubbio: se il mono cliente di LFoundry molla, cosa si fa?».
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