LFoundry, niente accordo sul lavoro agile

15 Ottobre 2022

Posizioni lontane tra azienda e sindacati sui giorni in smart working e sulla durata della misura

AVEZZANO. Non è ancora chiusa la partita sullo smart working in LFoundry. Nell'azienda più grande del territorio, dove si producono memorie volatili e sensori d'immagine, si sta da mesi trattando per poter trovare un'intesa sul lavoro agile già provato da una parte dei 1.400 dipendenti durante la pandemia. Se però fino a qualche settimana fa l'accordo sembrava vicino – anche grazie a delle singole intese che i vertici del sito industriale avevano siglato con alcuni dipendenti – ora le cose sono cambiate. Ieri infatti nel tavolo tra i delegati dell'azienda e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali non ci si è trovati d'accordo su diversi punti che saranno oggetto di discussione nelle prossime settimane. In particolare secondo l'azienda lo smart working deve essere applicato per non più del 40% dell'orario settimanale di lavoro, cioè 2 giorni, mentre per il sindacato dovrebbe essere in vigore almeno per l'80%, cioè 4 giorni a settimana. Niente intesa anche sui buoni pasto che, se i dipendenti non vanno in azienda ma lavorano da casa, secondo i dirigenti della fabbrica non devono essere erogati. Per l'azienda, poi, l'accordo sul lavoro agile non dovrà essere strutturale, ma a termine, cioè per uno, due o tre anni. Cosa che i sindacati non approvano.
«Bisogna vedere l'aspetto sociale della questione», ha commentato Roberto Di Francesco, rsu Fiom Cgil, «veniamo da due anni di pandemia e quindi va valutato l'aspetto psicologico, ma anche quello economico con tutte le conseguenze che la guerra ormai in atto da mesi sta provocando. Bisogna mettere delle clausole sociali e andare incontro alle lavoratrici e ai lavoratori che sono più in difficoltà, ma anche fare un trattamento di miglior favore per le donne che hanno figli minori e per le persone che necessitano di una gestione diversa del tempo». Durante l'incontro di ieri, inoltre, si è parlato anche del bonus dei 600 euro, che però l'azienda non vuole concedere a pioggia ma solo dietro un sistema premiale. «In merito al welfare aziendale e ai 600 euro di bonus a oggi non si è trovato un accordo», ha spiegato Luigi Abruzzo, rsu Uilm, «l'azienda non si è resa disponibile ad andare avanti perché ha delle riserve. Ne riparleremo mercoledì per provare a entrare nel merito della discussione e parlare anche del premio di risultato». (e.b.)