LFoundry, via libera all’uscita anticipata ma niente assunzioni

L’azienda recepisce solo in parte le misure del ministero I sindacati non ci stanno: «Senza ingressi l’accordo salta»
AVEZZANO. LFoundry dice sì all'incentivo all’esodo dei dipendenti, ma non intende per ora aprire a nuove assunzioni. Il contratto di espansione inserito dal ministro del Lavoro Andrea Orlando nel decreto “Sostegni bis” non è stato accolto in pieno dai vertici dell’azienda più grande del territorio dove si producono memorie volatili. Le parti sociali avevano consigliato di valutare le misure previste dal contratto che, da un lato, concede cassa integrazione straordinaria e agevolazioni per l’esodo anticipato dei dipendenti più vicini alla pensione e dall’altro include un piano di sostegni per le assunzioni di giovani. L’azienda però l’ha recepito solo in parte, proponendo alle parti sociali un accordo per agevolare i dipendenti a lasciare lo stabilimento.
«I contratti di espansione sono una grande possibilità per sistemare lavoratori di una certa età che, dopo vent’anni di turni massacranti, possono avere un riconoscimento e andare via dall’azienda», sottolinea Roberto Di Francesco, Rsu Fiom-Cgil, «noi però dobbiamo pensare anche a chi resta e quindi per tre che vanno via dovrebbero esserne stabilizzati altri tre e non uno come dice la legge. A nostro avviso quindi il rapporto dovrebbe essere uno a uno, cioè uno esce e uno arriva: per questo la risposta dell’azienda è per noi insufficiente». In base alla prima ipotesi di accordo l’azienda non sembra intenzionata a utilizzare questo strumento lanciato dal ministro Orlando, limitandosi a incentivare l’esodo di chi, tra i 1.400 dipendenti dello stabilimento del nucleo industriale della città, intende andare via prima di aver raggiunto la pensione.
«Se non si applica il principio di tourn over per la Uil l’accordo non si fa», tiene a precisare Andrea Campione, Rsu Uilm-Uil, «è un principio fondamentale sia di carattere economico, sia sociale: perché con il contratto di espansione ci sono o cinque anni di scivolo pensionistico oppure ogni tre dipendenti che vanno in pensione ne entra uno nuovo e viene stabilizzato a tempo indeterminato. Abbiamo posto il paletto sulla seconda opzione altrimenti per noi non ci sarà nessun accordo. Va inoltre detto che per le nuove assunzioni l’azienda riceverebbe anche degli sgravi, così come per chi esce».
Per ora i rappresentanti sindacali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Failms si sono presi un po’ tempo per riflettere sulla proposta dell’azienda ed eventualmente presentare una controproposta, nell’ottica della tutela dei dipendenti e del sito industriale. «A mio avviso va rispettato lo spirito della legge», chiarisce Alessandro Maurizi, Rsu Fim-Cisl, «se lo Stato mette a disposizione uno strumento del genere come il contratto di espansione, va soddisfatto sotto ogni aspetto e non solo in parte. Va quindi preso in considerazione il sostegno per chi esce dopo anni di lavoro e sia per l'incentivo per chi entra e contribuisce in qualche modo a mantenere la solidità del sito produttivo, ma anche la competitività e la durata nel tempo. Per la Fim-Cisl questa trattativa deve portare a una stabilizzazione del personale: è fondamentale».
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