Liceo Cotugno, il Tar boccia la Provincia

11 Luglio 2018

Accolto, a lezioni concluse, il ricorso di un gruppo di docenti e genitori contro la parziale riapertura della sede di Pettino

L’AQUILA. La sede del liceo Cotugno di via da Vinci, a Pettino, non avrebbe dovuto essere riaperta lo scorso anno scolastico.
A stabilirlo, a lezioni ormai concluse, è stato il Tribunale amministrativo regionale che ha accolto, in via definitiva, il ricorso presentato da un gruppo di docenti e genitori degli alunni della scuola riguardo la decisione della Provincia che, a marzo 2017, aveva deciso la parziale riapertura dell’istituto chiuso, a seguito delle scosse di terremoto del gennaio dell’anno scorso, per consentire lo svolgimento delle verifiche di agibilità e sicurezza antisismica.
Verifiche che avevano portato alla luce indici di vulnerabilità e staticità giudicati dai ricorrenti al di sotto della soglia di sicurezza. Con il ricorso, accolto in questi giorni, era stata chiesta in un primo momento la sospensiva del provvedimento, che il Tar ha concesso a luglio dell’anno scorso, salvo rimandare l’udienza di merito a maggio 2018. Dello scorso 2 luglio la sentenza definitiva.
«Sono passati, ormai, due anni scolastici, da quando per la prima volta abbiamo chiesto la chiusura di quella struttura», spiega l’avvocato Rosario Panebianco, che ha seguito la vicenda insieme al collega Luciano Dell’Orso. «La sentenza di questi giorni decide nel merito e accoglie definitivamente il ricorso, prendendo atto che i provvedimenti adottati dalla Provincia prima di riaprire l’edificio non sono stati risolutivi anzi hanno comunque costretto gli studenti a frequentare lezioni in un luogo che non era sicuro».
Il Tribunale amministrativo regionale, infatti, nel dispositivo scrive: «Senza che fossero stati effettuati lavori di alcun genere, in data 8.3.2017 il presidente della Provincia disponeva la riapertura dell’edificio all’utilizzo scolastico, prescrivendo la chiusura dei soli corpi “F” e “G”, con eccezione delle rampe di accesso che pur tuttavia fanno parte di detti corpi, e disponendo che tutta l’attività didattica si svolga nella restante parte del complesso, il quale si troverebbe in condizioni di sicurezza per il solo motivo che l’affollamento atteso dovrebbe essere inferiore ai carichi accidentali previsti dalla normativa».
Un provvedimento, quello della Provincia, non assolutamente sufficiente per garantire la sicurezza di chi frequentava quotidianamente la scuola, secondo i giudici del Tar: il presidente, Antonio Amicuzzi, il consigliere, Paola Anna Gemma Di Cesare, e l’estensore, Mario Gabriele Perpetuini.
La parte dell’edificio riaperta, infatti, non sarebbe stata comunque sicura.
«La sicurezza degli occupanti dell’edificio oggi non è affatto garantita, nonostante una parte consistente della costruzione sia stata interdetta all’uso, anche considerando che l’eventuale collasso dei corpi “F” e “G” potrebbe coinvolgere le altre porzioni del fabbricato», è scritto ancora nella sentenza. «Va ricordato, infatti, che l’indice di vulnerabilità sismica del fabbricato in questione è pari a 0,26, mentre la legge richiede per gli edifici “strategici” e per quelli “rilevanti” (le scuole, per l’appunto) un indice di vulnerabilità sismica pari ad 1 (100 per cento)».
©RIPRODUZIONE RISERVATA