Linardi: nostra priorità assoluta evitare le infiltrazioni mafiose

11 Gennaio 2017

Ieri l’insediamento: «Non ero mai stato nel capoluogo, ma vedo che c’è una grande voglia di rinascita L’idea che mi sono fatto è di una città molto attiva, determinata nell’uscire da questa crisi»

L’AQUILA. Migranti, ricostruzione e lotta alle infiltazioni mafiose. Il neoprefetto della provincia dell’Aquila, Giuseppe Linardi, ha tracciato ieri, in poche definizioni, quelle che saranno le priorità del suo mandato, iniziato il 2 gennaio nel cuore del cratere sismico che raccoglie in sè, dopo il sisma del 2009, le problematiche di tutto il Paese. L’Aquila e il suo territorio messi in ginocchio dal terremoto, che ha lasciato in eredità un tessuto sociale sfaldato, un’economia che stenta a ripartire, lo spopolamento delle frazioni. E poi, il pericolo maggiore: le infiltrazioni mafiose e la diffusione di atteggiamenti truffaldini da parte degli stessi cittadini, che emergono laddove è previsto l’arrivo di tanti finanziamenti pubblici, come ha più volte detto anche un altro ex illustre prefetto aquilano, Franco Gabrielli (ora capo della Polizia). Linardi, 62 anni, nominato dal consiglio dei ministri all’antivigilia di Natale e con alle spalle alcuni anni come prefetto di Grosseto all’epoca del naufragio della Costa Concordia, ha ricordato che ha un rapporto «trasparente e duraturo» con Gabrielli sin dalle prime fasi dell’emergenza post-sisma. Al fianco di Linardi, ieri, anche il viceprefetto, Giuseppe Guetta. Quanto ai migranti, il neoprefetto ha precisato: «Mi adeguerò alle decisioni del Ministero».

Dottor Linardi, che sensazioni ha avuto percorrendo le strade della città?

«Non ero mai stato all’Aquila prima del 2 gennaio. Il primo impatto è stato emotivo, ho avuto la sensazione di una città ferita. Dai primi incontri con le istituzioni ho avuto l’idea di una città che sta lavorando in modo forte per superare la crisi. Sono rimasto colpito da alcune frasi che dicono che L’Aquila sarà più bella e organizzata di prima: ecco, l’idea che mi sono fatto è di una città molto attiva, determinata nell’uscire da questa crisi, credo che tutti tendano verso questo obiettivo».

Secondo il bilancio della prefettura, nel 2016 ci sono state 41 interdittive antimafia riguardanti imprese della ricostruzione, come intende procedere in tal senso?

«Questo sarà il core business della prefettura: dobbiamo fare prevenzione. Possiamo provare, e proveremo, a estendere il sistema di protezione antimafia. Abbiamo già il sistema dei protocolli di legalità attivo; è mia intenzione adottare altri protocolli in tutta la provincia. Un buon sistema di protocolli di legalità con quelle che sono le stazioni appaltanti principali, si è dimostrato a livello nazionale un sistema efficace per la prevenzione».

Emergenza maltempo: quanto conta la sinergia tra istituzioni?

«Qui c’è una realtà dal puntro di vista della collaborazione interistituzionale molto efficiente e di questo sono contento. Quanto alla chiusura della Statale 17, per garantire l’incolumità pubblica nei giorni di maltempo, so e ho visto dalle immagini che ci sono state tempeste di neve: ci sono state situazioni in cui anche i mezzi che avrebbero dovuto sgomberare le strade non hanno potuto lavorare, le condizioni erano oggettivamente di insicurezza, e l’apertura della strada non sarebbe stata duratura. È stata una situazione di avversità straordinaria».

Per quanto riguarda l’accoglienza dei migranti, qual è il suo punto di vista sull’apertura di un eventuale Cie (Centro di identificazione ed espulsione)?

«È una scelta del ministro dell’Interno dove collocare queste strutture. Il prefetto si adegua. L’Aquila e il suo territorio, tuttavia, non mi pare che abbiano le caratteristiche per accogliere un Cie».

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