Liris: «Pagheremo le imprese, il governo lavora alla soluzione»

Il senatore risponde all’appello dell’Ance: il problema L’Aquila ha assunto dimensioni allarmanti «Due strade: una è la compensazione dei crediti, l’altra prevede l’intervento di Cassa depositi e prestiti»
L’AQUILA. L’Ance chiama, il governo risponde. L’appello lanciato dal presidente dei costruttori, Gianni Frattale, sul rischio default per centinaia di imprese aquilane che hanno puntato sul Superbonus e sono nel guado, per il blocco dei crediti e i mancati pagamenti, è stato raccolto dal senatore di Fratelli d’Italia, Guido Quintino Liris. Da Palazzo Madama, Liris fa sapere di aver incontrato, nella giornata di ieri, la presidente Ance nazionale, Federica Brancaccio, «per stabilire una linea d’azione comune». «Stiamo portando questo tema su tutti i tavoli nazionali», afferma Liris, «il problema è di cassa e ha dimensioni economiche importanti. Il Superbonus 110% ha creato una voragine nei conti dello Stato, ma le imprese vanno salvate». Si farà leva sugli emendamenti per prorogare di almeno sei mesi, a giugno 2024, la scadenza della fine lavori del “vecchio” Superbonus e per sbloccare i crediti incagliati.
QUI UN DOPPIO PROBLEMA
Da aquilano, il senatore Liris lo sa bene. Le imprese locali vivono un doppio problema: quello dei mancati incassi per il blocco dei pagamenti relativi ai crediti non ancora incassati, con tempi strettissimi per completare i cantieri avviati, che vanno chiusi entro il 31 dicembre 2013 per il 110%, e quello dei lavori di ricostruzione post sisma agganciati al Superbonus “rafforzato”. Con centinaia di cantieri fermi, anche in questo caso per il blocco dei pagamenti. «L’emergenza è ancora più sentita all’Aquila», afferma Liris, «per il valore economico rappresentato dalle imprese delle costruzioni e per la sopravvivenza dei borghi e la completa rinascita della città, legate a doppio filo al completamento del percorso di ricostruzione, che passa anche attraverso l’utilizzo del Superbonus per lavori di messa in sicurezza sismica e di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici». Un tema al centro delle riunioni di governo. «Il confronto in seno alla maggioranza è quotidiano», conferma Liris, «va trovata una soluzione, anche rapidamente».
COME USCIRNE
«Stiamo lavorando a due emendamenti, al decreto Omnibus, che andrà in conversione, o al più da inserire nella legge di Bilancio», annuncia Liris, «il primo riguarda la proroga al 30 giugno 2024 della scadenza di fine lavori, attualmente fissata al 31 dicembre prossimo, per coloro che hanno presentato la Cilas, la comunicazione di inizio lavori asseverata, entro il 20 novembre 2022. È necessaria uno slittamento di almeno sei mesi per consentire alle imprese di chiudere i cantieri. Il secondo emendamento si riferisce allo sblocco dei crediti incagliati, fermi nei cassetti fiscali». Il governo dovrà trovare la quadra tra la salvaguardia dei conti pubblici e delle imprese «che hanno operato bene e rispettato la legge emanato dalla Stato. Società che hanno investito nel Superbonus seguendo una legge di cui il precedente governo non ha valutato le coperture finanziarie», dice Liris, «il problema è ben più grande di quello che sembra: più si scava, più viene fuori una voragine nei conti».
IL NODO CREDITI INCAGLIATI
«Sono state scovate anche truffe legate a questa misura», evidenzia il senatore di Fratelli d’Italia, «ma al tempo stesso va riconosciuta la correttezza delle imprese che hanno agito nei termini di legge e che rischiano di saltare in aria». Le diverse soluzioni praticabili sono allo studio del ministero dell’Economia e delle finanze, che dovrà reperire le risorse necessarie per sbloccare i pagamenti. «Uno strada è quella della compensazione dei crediti, un’altra prevede l'intervento di Cassa depositi e prestiti», conclude Liris, «in ogni caso, le imprese hanno lavorato e vanno pagate».
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