Lo chef tradito da un fedelissimo «Sono stato venduto ai banditi»

1 Luglio 2023

Il sulmonese Colonico racconta in lacrime l’incubo della prigionia durante una conferenza stampa «Fanno male le accuse che ho ricevuto. Non ho reagito al sequestro per la sicurezza dei dipendenti»

SULMONA. «Me lo ha confermato la polizia, sono stato venduto da una persona a me vicina, una delle guardie del corpo». Parole, queste, recitate da un Panfilo “Benny” Colonico in lacrime. Ad ascoltarlo c’erano i giornalisti della stampa ecuadoriana, nella conferenza stampa che ha indetto ieri per raccontare – dopo averlo fatto al Centro – il terrore del rapimento di venerdì scorso, l’incubo di una prigionia durata cinque giorni e il sospiro di sollievo della liberazione di mercoledì sera. Nel mezzo i dubbi – non chiariti del tutto – sul pagamento del riscatto e sull’operazione dell’unità speciale Unase della polizia.
Lo chef e imprenditore sulmonese in Ecuador è una star, il suo ristorante a Guayaquil “Il Sabore mio” è uno dei più famosi: le sue parole, finite sulle prime pagine, rischiano anche di entrare nel vivo dibattito sulla sicurezza precaria del Paese sudamericano. Tanto che la notizia della sua liberazione è stata data dal ministro dell’Interno Juan Zapata da Silva in persona. Del resto anche i corpi diplomatici italiani e canadesi pressavano sulle autorità ecuadoriane e sulle indagini.
IL RACCONTO
«Ero nel mio ristorante quando quattro soggetti, due in moto e due in macchina, sono arrivati nel mio ristorante e mi hanno rapito», è tornato a raccontare nella conferenza stampa, togliendosi il primo sassolino dalle scarpe: «Ho letto commenti secondo cui sarei stato complice dei rapitori e questo fa male. Voglio dire una cosa: non ho reagito quando sono venuti a prendermi perché c’erano 25 dipendenti in quel momento nel ristorante, persone che sono come membri della mia famiglia per me e a cui sarebbe potuto succedere qualcosa in quegli attimi».
Colonico ha poi raccontato di essere stato incappucciato nel tragitto in auto verso il primo luogo di prigionia, nel quartiere Florida di Guayaquil, a nord di La Garzota dove c’è il suo ristorante e dove è stato rapito. Sabato lo hanno trasferito di nuovo, lunedì un’altra volta, sempre incappucciato: «Sono stati momenti difficili. Ho capito che mi trovavo sulla costa perché sentivo odore di mare».
E ancora sull’incubo della prigionia: «Dicevano che mi avrebbero tagliato un orecchio e le dita, parlavano come se io avessi un milione di dollari a disposizione per il riscatto. Guardavo la finestra pensando: sarei più uscito da lì? Mercoledì, prima della librazione, ho temuto fortemente per la mia vita». Al Centro ha aggiunto di aver pagato circa 200 dei 300mila dollari ufficialmente richiesti dai banditi.
Poi lo chef 50enne ha confermato che la polizia stava braccando i rapitori, tanto da averne ucciso uno. «A quel punto i miei timori sono aumentati: avevo paura che potessero vendicarsi con la mia vita», ha aggiunto. «Quando mi hanno rilasciato mi hanno detto di camminare senza girare la testa. Mi hanno lasciato sulla strada, ho preso un taxi e sono tornato al ristorante».
SOPRALLUOGO E TRADIMENTO
Un altro elemento Colonico ha reso noto durante la sua conferenza stampa: due settimane prima del rapimento, i banditi sarebbero andati nel suo locale con la scusa di volerlo “vaccinare” per compiere il necessario sopralluogo prima dell’irruzione di venerdì. Del resto i malviventi – armati di pistola e mitraglietta – sono andati a colpo sicuro nel prelevare sia l’imprenditore, sia il telefono e il computer utilizzati dal suo contabile.
Ma è alla fine della conferenza stampa che Colonico, commosso, ha confermato l’ipotesi del tradimento da parte di un basista che prima era un fedelissimo: «Mi hanno detto che qualcuno della mia sicurezza mi ha venduto, quella stessa persona ha cercato di rubare le mie cose quando sono stato rapito. Ora ho cambiato guardie del corpo, ovviamente». Il riferimento è al guarda spalle che ha tentato di portare via due televisori e 350 dollari contenuti nella cassa del locale e che, denunciato da un altro dipendente dello chef sulmonese, è stato arrestato dalla polizia, consentendo così una svolta nelle indagini sul suo rapimento.
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