«Lo Stato ci fa causa Ma grazia Bearzi»

Il familiari delle vittime: D’Alfonso mantenga le promesse e ci aiuti a bloccare la restituzione dei risarcimenti
L’AQUILA. «Il presidente della giunta regionale ha appoggiato la domanda di grazia per il preside Livio Bearzi. Ora, però, attendo che porti a termine quanto promesso alle famiglie delle vittime, dopo aver pensato ai condannati. Non dico che dobbiamo essere preferiti ma, almeno, trattati alla pari. O forse è troppo?».
LO SFOGO. E’ lo sconcerto, in un post sulla sua pagina Facebook, dell’avvocato Maria Grazia Piccinini, madre della giovane Ilaria Rambaldi, morta in uno dei crolli del 6 aprile 2009. La grazia, limitatamente all’interdizione dai pubblici uffici, concessa dal presidente della Repubblica al dirigente scolastico condannato a quattro anni per il crollo del Convitto nazionale, non passa inosservata. E l’epilogo riaccende le comprensibili polemiche da parte dei familiari delle vittime nei confronti delle Istituzioni. Il riferimento è all’interesse manifestato tempo addietro, da parte del presidente Luciano D’Alfonso, il quale, secondo quanto affermato dalla legale, si propose come intermediario con la presidenza del Consiglio per bloccare, in qualche modo, la richiesta di restituzione delle provvisionali, inizialmente pagate dalla Stato alle parti civili ma poi richieste dopo le assoluzioni definitive, tranne che per Bernardo De Bernardinis, dei componenti della ex commissione Grandi Rischi. «Abbiamo apprezzato la sua iniziativa», dice la Piccinini, «ma da mesi non sappiamo più nulla. E, intanto, c’è una causa davanti al tribunale dell’Aquila avviata dallo Stato che rivuole i risarcimenti». La Piccinini, inoltre, ritiene che per la Grandi Rischi, i giudici siano stati di manica larga. «Per il naufragio della Costa Concordia», afferma, «sono stati inflitti 16 anni al comandante Schettino, per il rogo alla Thyssen Krupp, le condanne sono state ugualmente pesanti. Qui, con un numero di vittime ben maggiore, l’unico imputato ha avuto una condanna molto mite con i doppi benefici di legge. Dal nostro punto di vista i conti non tornano». Tempo addietro ci fu un’interpellanza del deputato Gianni Melilla il quale aveva chiesto al primo ministro di «sospendere ai familiari delle vittime le richieste di restituzione delle somme versate… oltre agli interessi calcolati dal dì del percepimento…, in attesa della definizione del contenzioso civile». E precisa che pure l’iniziativa di Melilla non ha avuto risposta concreta.
MATTARELLA. «Sono arrabbiatissima: ho combattuto tanto e una giustizia per mio figlio non ci sarà». A parlare è Lucia Catarinacci, madre di Luigi Cellini, uno dei tre ragazzi morti nel crollo del Convitto. «Chiedo di incontrare il presidente Sergio Mattarella», ha affermato, «voglio che mi ascolti come ha ascoltato queste persone che si sono mobilitate per questo preside».
«Le dichiarazione dell'ex dirigente scolastico Ilio Leonio» ha aggiunto, «mi hanno ferita. Lui afferma che il signor preside è stato crocifisso tre volte. E allora chiedo a Leonio quante volte siamo stati crocifissi noi dopo quello che ci è successo. È vero che il preside rimase nel Convitto, come afferma Leonio. Ma mi domando, cos'altro avrebbe dovuto fare, andarsene e lasciarli soli? E poi lui rimase al piano terra, vicino al cortile, mentre i ragazzi erano al terzo piano. Ho letto tanti interventi di personalità e responsabili di associazioni che plaudono alla grazia. A loro voglio fare una domanda:la colpa di chi è? Chi doveva occuparsi dei ragazzi? Chi doveva avvisare la famiglia, chi doveva fare un piano di sicurezza. La struttura non era idonea e il preside sapeva. E poi chi doveva chiamare i soccorsi? Quella notte furono avvisati dal fratello di un superstite estratto dopo mio figlio».
(ha collaborato
Pietro Guida)
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