Lotta alle Brigate Rosse, Lioce resta al 41 bis

La Cassazione respinge il ricorso della terrorista rinchiusa all’Aquila: può sfruttare il prestigio criminale
L’AQUILA. Nadia Desdemona Lioce, la terrorista nata a Foggia 62 anni fa e reclusa nel carcere dell’Aquila, dovrà continuare a sottostare alle “regole” del regime 41 bis.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha respinto un ricorso della detenuta. Il ricorso della Lioce era contro una decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma che a sua volta aveva respinto il reclamo proposto dalla detenuta contro un provvedimento del Ministero del 2019 col quale, appunto, si prorogava “il regime differenziato di cui all’articolo 41 bis”. Il Tribunale di sorveglianza aveva detto no a un regime carcerario meno duro mettendo in evidenza «il profilo criminale della detenuta», sottolineando «che la Lioce ha ricoperto il ruolo di leader dell’organizzazione eversiva denominata Brigate Rosse come accertato dalle sentenze di condanna che hanno inflitto l’ergastolo per banda armata, omicidi e altri gravi reati con finalità di terrorismo ed eversione ritenendola, tra l’altro, colpevole degli attentati ai professori D’Antona e Biagi».
Per i giudici della Cassazione la decisione del Tribunale di sorveglianza di confermare alla Lioce il regime del 41 bis è corretta in quanto si baserebbe su elementi concreti e circostanziati. In particolare, nelle motivazioni si sottolinea «la posizione apicale assunta dalla ricorrente quale capo carismatico delle Brigate Rosse-Partito comunista combattente, posizione mantenuta ferma anche in costanza del lungo periodo di detenzione, sottoscrivendo comunicati che ribadiscono l’attualità della lotta armata, comunicati apprezzati dai militanti sia fuori che all’esterno delle carceri. Sul tema della perdurante operatività dell’organizzazione terroristica di riferimento e al correlato rischio che la detenuta, in caso di ammissione al regime penitenziario ordinario e del conseguenziale allentamento dei controlli, riallacci – sfruttando il prestigio criminale acquisito – i rapporti con i militanti in stato di libertà il Tribunale ha fatto riferimento: alle scritte ingiuriose presso l’università di Modena contro il professor Biagi (docente, vittima di uno degli attentati per i quali è stata processualmente accertata la responsabilità della Lioce) apparse nel marzo 2019; ai volantini, rinvenuti tra settembre e ottobre 2018 a Milano, a firma di associazioni di estrema sinistra per sollecitare la creazione di un fronte comune contro il regime carcerario differenziato previsto all’articolo 41-bis e mirate azioni di solidarietà in favore della Lioce; all’imbrattamento del monumento commemorativo dell’attentato all’onorevole Aldo Moro, scoperto il 22 marzo 2018; alla solidarietà espressa alla Lioce da un gruppo, definitosi Movimento femminista proletario rivoluzionario, nel corso dell’anno 2018, durante un’udienza presso il tribunale dell’Aquila; alla reazione dell’odierna ricorrente nell’aprile 2019, allorquando inneggiata da un gruppo riunitosi fuori dall’istituto dove è reclusa, aveva platealmente battuto le mani in segno di riconoscenza. Sono state inoltre individuate missive scambiate con altri brigatisti contenenti espliciti riferimenti alla riorganizzazione del gruppo terroristico nella radicata convinzione della necessità di portare avanti la lotta armata contro le istituzioni dello Stato».
Infine la Lioce non ha mostrato «rotture radicali con il passato, attraverso, per esempio, forme di dissociazione dal contesto criminale».
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