Lotto di Santa Croce ritirato in Italia

12 Agosto 2018

Frammenti in una bottiglia per ristoranti. L’azienda: «No sostanze nocive, possibile conservazione imperfetta»

CANISTRO. «Non consumare e restituire al punto vendita». Con quest’avviso il ministero della Salute ha ordinato il ritiro di un lotto di acqua oligominerale imbottigliata nello stabilimento di Canistro della Santa Croce. Acqua che arriva dalla sorgente Fiuggino e, nel caso specifico, viene destinata esclusivamente alla ristorazione. In una bottiglia distribuita nella provincia di Frosinone sarebbero stati individuati piccoli frammenti, visibili in una bottiglia in vetro da un litro. Saranno le analisi, già affidate alla Asl laziale, a fare chiarezza sul tipo di sostanza.
L’azienda dell’imprenditore molisano Camillo Colella invita alla cautela.
«C’è stato un lotto ritirato, quindi poche bottiglie di vetro da un litro, e solo a livello cautelativo perché si è in attesa di conoscere i risconti del Ministero e le analisi della Asl provinciale di Frosinone che è stata investita del caso», sottolineano dalla Santa Croce, «le nostre analisi interne dicono che non ci sono sostanze nocive per la salute».
Al momento non è possibile conoscere il numero esatto delle bottiglie che facevano parte del lotto per il quale il ministero della Salute ha disposto il ritiro cautelativo, lotto che corrisponde al codice alfanumerico BL060A10, con data di scadenza nel marzo del 2020. Il prodotto sarebbe stato imbottigliato a marchio Santa Croce lo scorso marzo, nella Valle Roveto, e l’intero lotto è stato venduto ai distributori italiani, che a loro volta riforniscono le attività di ristorazione. Per ora non ci sono altre segnalazioni di depositi anomali sul fondo o all’interno di bottiglie della Santa Croce. Quello avvenuto nel Lazio potrebbe essere un caso isolato.
Nello stabilimento di Canistro si è tornati a imbottigliare da febbraio utilizzando la sorgente Fiuggino. Per la sorgente più conosciuta di Sant’Antonio Sponga è in corso un lunghissimo braccio di ferro tra il patron Colella e la Regione Abruzzo.
«Secondo quanto ci risulta», riprendono dall’azienda dell’acqua oligominerale, «la problematica si sarebbe verificata nella provincia di Frosinone e sarebbe riferita a piccoli frammenti visibili nella bottiglia da un litro, una situazione che può capitare perché l’acqua può mutare per svariati motivi, tra cui la non perfetta conservazione, una volta uscita dallo stabilimento e consegnata ai distributori. In tal senso, si sottolinea che il vetro non viene venduto ai supermercati ma ai soli ristoranti».
La Santa Croce, attualmente, ha il suo cuore produttivo nello stabilimento di Castelpizzuto (Isernia). Ma per la società sono giorni difficili. In settimana, il Comune di Canistro ha imposto la chiusura e la sospensione immediata, per 20 giorni, dell’attività di imbottigliamento dell’acqua Fiuggino nello stabilimento in località Piana Paduli. Il provvedimento è stato emesso dal sindaco Angelo Di Paolo, da tempo ai ferri corti con Colella. Di Paolo contesta presunte irregolarità: «Santa Croce srl non possiede le autorizzazioni per l’impianto di imbottigliamento per la rete di adduzione della struttura» e che quest’ultima è inoltre «sprovvista delle condizioni igienico sanitarie adeguate». La Santa Croce afferma che «l’ordinanza del sindaco di Canistro è priva di legittimità» e che «Di Paolo si attribuisce funzioni che non gli competono essendo ascrivibili solo ed esclusivamente alla Regione». La società esercita «l’attività di imbottigliamento e commercializzazione dell’acqua minerale della sorgente Fiuggino sulla base delle autorizzazioni sanitarie del 2001, del 2005, e del 2007, tutte rilasciate dal Comune, tutte valide ed efficaci».
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