Luci e ombre nel cuore della città «Per chi ci vive disagi e disservizi»

6 Febbraio 2024

I comitati civici alimentano il dibattito sulle carenze e le difficoltà da superare a 15 anni dal sisma «Oltre a scuole e farmacie dentro le mura occorre una visione complessiva: pronti a dire la nostra»

L’AQUILA. Continua a tenere banco in città la rinascita del centro storico a 15 anni dal terremoto. Dopo il successo del sondaggio indetto dal Comitato 3 e 32/Casematte, anche i rappresentanti dei cittadini dicono la loro plaudendo all’iniziativa dal basso e contribuendo ad allargare un dibattito che si fa sempre più partecipato. le reazioni
«La città è un sistema. O funziona tutto, oppure non funziona niente», sostiene Roberta Gargano, fondatrice dell’Associazione L’Aquila città di persone. «Trattandosi di un sistema organico non si può pensare di accontentarsi che il cuore funzioni bene se poi non funziona il fegato. Di cose che ancora mancano», dice, «ce ne sarebbero tante: le scuole per riportare i ragazzi in centro e dare loro la possibilità di viverlo come abbiamo fatto noi in gioventù, ma anche le farmacie comunali, per citarne un paio. Anche se, più che soluzioni da adottare nell’immediato, quel che manca è una visione olistica di città che va pianificata a monte, e non inseguendo criticità per criticità». E prosegue: «Serve poi una visione strategica che tenga conto di un dettaglio non trascurabile. E cioè che sono ormai trascorsi 15 anni dal terremoto e di conseguenza chi ha lasciato casa nel 2009 oggi è invecchiato e forse non più in condizione di affrontare un nuovo trasloco. Bisogna quindi ripensare la città e predisporla anche in base alle nuove esigenze delle giovani coppie, che non possono essere costrette a dover accompagnare i figli nelle scuole in periferia, né doversi mettere in macchina alla ricerca di una farmacia quando l’unica presente è chiusa. L’unica cosa che si dovrebbe fare nell’immediato è quindi lavorare per restituire ai cittadini la percezione di una città che funziona, così che possano essere invogliati a tornare a vivere il centro».
«centro respingente»
«Le direttrici si stanno tutte intersecando nello stesso punto», è invece il commento di Claudia Aloisio, presidente del Comitato cittadini per il centro storico. «Il lavoro che sta portando avanti quest’amministrazione ha di fatto contribuito a restituirci un centro storico che oggi si presenta come respingente, oltre che non attraente per chi vorrebbe tornarci a vivere, ma che a queste condizioni si guarda bene dal farlo. Senza contare tutti quei cittadini che hanno provato a rientrarci, ma lo hanno già abbandonato o comunque se ne sono pentiti». E aggiunge: «Mancano soprattutto i luoghi culturali, quindi il cinema Massimo innanzitutto, ma anche il teatro comunale, perché il Ridotto va bene tutt’al più per le recite dei ragazzi delle scuole – che pure mancano – ma non di certo per un concerto o per una rappresentazione di maggior respiro». Infine conclude: «Attualmente il centro storico si presenta come una bolla di disservizi in cui qualcuno incidentalmente ci abita tra mille disagi». Sul problema parcheggi si era invece già pronunciato Gabriele Curci, professore universitario e presidente della Federazione italiana ambiente e bicicletta L’Aquila, tornando sul nodo mobilità urbana. «Come associazione ci attiveremo con tutta una serie di iniziative destinate a far conoscere l’importanza del Piano urbano per la mobilità sostenibile e spingeremo per la sua attuazione visto che è già stato approvato. Dobbiamo capire che quando ci rechiamo in una città che funziona, non è una questione di fortuna né una casualità, ma tutto dipende dalla pianificazione. E il Pums è lo strumento che darebbe un enorme aiuto all’Aquila perché la sua funzione è proprio quella di rendere omogenei i luoghi e di conseguenza anche le comunità che quei luoghi li vivono».
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