Lucoli, due case confiscate alla malavita romana

24 Giugno 2020

La Guardia di finanza esegue il decreto divenuto definitivo: i beni vanno allo Stato Acquisite un’abitazione e una rimessa riconducibili al gruppo Guarnera di Acilia

L’AQUILA. Due abitazioni che fanno parte del patrimonio di personaggi ritenuti legati a clan criminali sono state definitivamente acquisite da parte dello Stato. Le abitazioni, già sottoposte a misure di sequestro e confisca di primo grado, rispettivamente nel 2016 e nel 2018, si trovano nel territorio comunale di Lucoli. Si tratta, in particolare, di un’abitazione e di una rimessa.
Stavolta, invece, i finanzieri del comando provinciale di Roma hanno eseguito il decreto di confisca emesso dalla Corte d’Appello capitolina nei confronti di cinque appartenenti al clan dei Casalesi (Gruppo Iovine) e al «contiguo e autonomo gruppo Guarnera di Acilia». La confisca, che ha aggredito beni per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro», come si apprende da fonti investigative, riguarda dunque anche il centro montano dell’Aquilano, nel comprensorio della stazione sciistica di Campo Felice.
Il provvedimento di confisca, divenuto definitivo, trae origine da una vasta indagine delle Fiamme gialle che, nell’ottobre 2013, nell’ambito dell’operazione denominata “Criminal Games”, aveva portato all’arresto di numerose persone tra le quali Mario Iovine, di 61 anni, Sergio Guarnera (65), Sandro Guarnera (67), Franco Crispoldi (63) e Arben Zogu (47). I reati contestati, a vario titolo: estorsione, usura, intestazione fittizia di beni e illecita concorrenza con minaccia o violenza. Gli immobili di Lucoli sono riconducibili, in particolare, a Sergio Guarnera.
Le indagini economico-patrimoniali, che sono state svolte dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della capitale, sono state avviate all’esito di una vasta operazione antimafia condotta dalle Fiamme Gialle di Roma. In quel contesto, era stata scoperta l’esistenza di una vera e propria «joint venture nel settore delle macchinette mangiasoldi, imposte nel territorio di Acilia agli esercizi commerciali anche mediante ricorso ad azioni intimidatorie e violente tra esponenti di vertice della criminalità campana e romana».
La confisca ha ad oggetto i beni già sottoposti a sequestro nel mese di marzo del 2016. Si tratta, nel dettaglio, del capitale sociale e dell’intero patrimonio aziendale di sette imprese.
Nel mirino, inoltre, sono finite anche nove unità immobiliari e un terreno, che si trovano tra Roma e Lucoli, due automobili, due motocicli e rapporti finanziari per un valore complessivo che supera i 22 milioni.
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