Alfedena

«Lupi uccisi con premeditazione», sospetti su un pesticida

19 Aprile 2026

Il procuratore D’Angelo: «Non è opera di cacciatori o di pazzi, faremo il possibile per prenderli». Sono 11 i bocconi avvelenati

ALFEDENA. Un’azione premeditata che non può essere opera di un cacciatore o di un folle. La Procura di Sulmona detta la linea investigativa sull’uccisione di dieci lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Non ha dubbi il procuratore Luciano D’Angelo che fin dal primo momento ha assunto il coordinamento delle indagini. Il fascicolo aperto, per il momento a carico di ignoti, è uccisione ingiustificata di animali. Indagini serrate per arrivare all’individuazione dei responsabili e al tipo di veleno utilizzato. Potrebbe trattarsi di comune pesticida, facilmente reperibile in commercio. E potrebbe essere l’opera di qualche allevatore senza scrupoli. Risposte arriveranno dalle analisi.

L’INCHIESTA – Per il procuratore si tratta di un episodio grave. Nei prossimi giorni, annuncia D’Angelo, si saprà in dettaglio che tipo di veleno è stato impiegato. Sicuramente dietro l’atto vile, come la stessa Procura lo definisce, c’è l’aggravante della premeditazione. Un colpo mirato, che potrebbe essere stato architettato da un gruppo di criminali. Il procuratore ha disposto accertamenti sia sulle dieci carcasse che sono state trasferite all’istituto Zooprofilattico di Teramo ma anche sulle singole località in cui è avvenuto il ritrovamento, precisamente ad Alfedena e Pescasseroli. Ieri mattina un nuovo sopralluogo è stato effettuato dal nucleo antiveleno alla ricerca di ulteriori tracce o indizi. L’area è stata sottoposta ad accurata bonifica. Al momento sono undici le esche avvelenate trovate dagli operatori, poste sotto sequestro. Le esche erano sparse e disseminate lungo il terreno.

COSA È ACCADUTO – Nei giorni scorsi i carabinieri forestali e i guardiaparco hanno rinvenuto cinque esemplari senza vita in località San Francesco di Alfedena, nell’area contigua del Parco. A fare la scoperta è stata una pattuglia di guardiaparco in servizio sul territorio comunale e, fin dai primi accertamenti, condotti anche con il supporto del Nucleo cinofilo antiveleno del Parco, intervenuto immediatamente sul posto, erano emersi elementi che farebbero ipotizzare la presenza di esche avvelenate. L’ipotesi dell’avvelenamento, pratica illegale e altamente pericolosa che colpisce indiscriminatamente la fauna selvatica e mette a rischio l’intero equilibrio degli ecosistemi, è al momento la più accreditata. Le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese le esche, sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione della Procura di Sulmona. L’episodio si aggiunge a un analogo caso registrato nel territorio di Pescasseroli, dove altri cinque lupi sono stati rinvenuti morti e dove, anche in quel caso, le indagini in corso sempre coordinate dalla Procura si concentrano sull’ipotesi dell’avvelenamento. Due episodi simili in pochi giorni rappresentano un segnale allarmante che non può essere considerato isolato.

UN ATTACCO ALLA NATURA – «Orsi e lupi sono espressione della cultura di questa terra e ho disposto di non trattare mai con superficialità la loro uccisione o i casi di incendio» le parole che il procuratore Luciano D’Angelo ha rilasciato al Corriere della Sera. «I primi accertamenti ci dicono che si tratta di veleno, poi sapremo quale esattamente. Stiamo operando come se – mi passi il paragone irriverente – fossero state uccise delle persone. A mio avviso non è opera di un cacciatore o di un pazzo. L’episodio è grave e come tale lo tratteremo, a cominciare dal reato con il quale abbiamo aperto un fascicolo penale, cioè uccisione ingiustificata di animali».

LE REAZIONI – «L’utilizzo di esche avvelenate, oltre a colpire indiscriminatamente diverse specie, rappresenta un pericolo concreto anche per animali particolarmente vulnerabili come l’orso marsicano, specie simbolo del Parco e la cui conservazione è prioritaria», afferma il direttore del Parco nazionale Abruzzo Lazio e Molise Luciano Sammarone. «Si tratta di pratiche insidiose e difficili da individuare, che agiscono in modo occulto amplificando la gravità degli effetti e rendendo ancora più urgente un’azione di contrasto decisa» riprende Sammarone. Le attività di indagine proseguiranno senza sosta, così come l’azione di prevenzione sul territorio, anche attraverso l’impiego delle unità cinofile antiveleno, al fine di evitare ulteriori episodi. Viene infine rivolto un appello alla responsabilità collettiva: «Chiunque sia in possesso di informazioni utili è invitato a collaborare con le autorità competenti, perché solo attraverso l’impegno congiunto delle istituzioni e della società civile è possibile contrastare fenomeni così gravi e inaccettabili». Anche il Wwf Italia ha espresso profonda e crescente preoccupazione per quanto accaduto, sottolineando come il veleno rappresenti «una delle forme più vigliacche e pericolose di crimine contro la natura, capace di colpire indiscriminatamente fauna selvatica, animali domestici e potenzialmente anche l’uomo».

PIÙ CONTROLLI – Intanto il procuratore D’Angelo ha disposto controlli rafforzati nelle zone di montagna per prevenire tali reati che colpiscono la terra abruzzese e il suo patrimonio. Posti di blocco saranno effettuati dai carabinieri forestali e dai guardiaparco in determinate aree del comprensorio altosangrino.

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