Lutto nel mondo del tennis, è morto Fabrizio Panella: aveva 69 anni, dolore e commozione all’Aquila

Se ne va un uomo che per decenni ha accompagnato la crescita sportiva e umana di intere generazioni, diventando per tanti ragazzi un riferimento, una guida, una presenza affidabile dentro e fuori dal campo
L’AQUILA. Ci sono persone che lasciano un segno nei risultati. Altre che lo lasciano nelle persone. Fabrizio Panella, 69 anni, apparteneva a questa seconda categoria. Per questo la notizia della sua scomparsa ha attraversato il mondo del tennis aquilano con un dolore che va ben oltre quello riservato a un tecnico o a un maestro. Se ne va un uomo che per decenni ha accompagnato la crescita sportiva e umana di intere generazioni, diventando per tanti ragazzi un riferimento, una guida, una presenza affidabile dentro e fuori dal campo.
L’annuncio è arrivato dal Free Time L’Aquila Tennis, il circolo che negli anni ha raccolto l’eredità di una lunga storia sportiva condivisa con Panella. Un messaggio breve, essenziale, ma carico di commozione. Perché chi lo ha conosciuto sa che dietro il professionista stimato in tutta Italia c’era soprattutto una persona capace di costruire relazioni autentiche.
La sua storia si intreccia con quella del tennis aquilano moderno. Dai campi del Match Ball di Pettino, che contribuì a far crescere e diventare un punto di riferimento per centinaia di famiglie, fino ai palcoscenici più importanti del tennis nazionale e internazionale. Ma sarebbe riduttivo raccontarlo soltanto attraverso i traguardi raggiunti dai suoi allievi. Eppure quei traguardi parlano da soli. Sotto la sua guida Katia Piccolini arrivò a confrontarsi con il grande tennis internazionale fino a calcare i campi di Wimbledon. Nel suo percorso professionale trovano spazio anche collaborazioni con atlete di primo piano come Silvia Farina, protagonista di una delle stagioni più significative del tennis femminile italiano. Risultati che testimoniano competenza, preparazione e una straordinaria capacità di leggere il talento.
Ma il tratto distintivo di Fabrizio Panella era un altro. Era la convinzione che dietro ogni atleta ci fosse prima di tutto una persona. Nei suoi insegnamenti non c’erano soltanto tecnica, tattica e preparazione fisica. C’erano educazione, rispetto, disciplina, capacità di affrontare le sconfitte e di restare umili nelle vittorie. Valori che hanno accompagnato centinaia di ragazzi molto oltre il perimetro di un campo da tennis. Molti ricordano ancora il suo modo di insegnare: fermo quando serviva, paziente sempre. Non cercava scorciatoie e non inseguiva effetti speciali. Credeva nel lavoro quotidiano, nella costruzione lenta e costante delle competenze, nella necessità di formare prima l’uomo e poi l’atleta. Per questo tanti ex allievi, anche a distanza di anni, continuavano a considerarlo un punto di riferimento.
Tra loro c’è anche Andrea Picchione, uno dei migliori tennisti espressi dal territorio aquilano negli ultimi anni, che proprio con Panella mosse i primi passi. Ma l’elenco degli allievi sarebbe lunghissimo. Per molti di loro il maestro non è stato soltanto colui che insegnava a colpire una palla o a vincere una partita. È stato qualcuno che ha contribuito a costruire caratteri, fiducia e consapevolezza.
Fino agli ultimi anni Fabrizio Panella non aveva mai smesso di studiare e confrontarsi con l’evoluzione del tennis. Continuava a osservare, analizzare, insegnare. Con la curiosità di chi non considera mai concluso il proprio percorso. Una qualità rara, che lo rendeva rispettato anche dalle nuove generazioni di tecnici.
In queste ore sono decine i messaggi di affetto e cordoglio che stanno arrivando da ogni parte d’Italia. Tra i più toccanti quello di Katia Piccolini: «Con le lacrime agli occhi esprimo tutto il mio dispiacere. Per me eri il mio grande coach».
Forse proprio in quelle poche parole si racchiude il significato più profondo della sua eredità. Non soltanto i risultati ottenuti, i tornei vinti o i talenti scoperti. Ma il ricordo lasciato nelle persone. Un patrimonio che non compare nelle classifiche e nelle statistiche, ma che vale molto di più.
L’Aquila perde uno dei suoi maestri più autorevoli. Il tennis perde un tecnico di grande spessore. Chi lo ha conosciuto perde un amico, una guida, un esempio. E sono proprio queste le figure che, anche quando se ne vanno, continuano a restare accanto a una comunità attraverso ciò che hanno saputo trasmettere.

