«Ma con 7 dipendenti di più non si può fare»

La replica di Giovani (dirigente Genio civile): noi siamo la parte lesa Quasi tutti i progetti sono incompleti e hanno bisogno di integrazioni
L’AQUILA. Il problema è uno soltanto e si chiama personale. È questo semplice ma immenso scoglio a trasformare il Genio civile dell’Aquila nell’imbuto che strozza la ricostruzione da quando, nell’aprile scorso, da provinciale è diventato regionale per effetto dell’entrata in vigore della Legge 28 del 2011. Il dirigente del Genio civile, Carlo Giovani, si trova fra l’incudine e il martello, ma non ci sta a essere additato come la causa di un’impasse di cui, dice, «il Genio civile e tutti i suoi lavoratori sono parte lesa e non i responsabili». La gatta frettolosa fa i figli ciechi, dice il detto, e così è andata per il Genio civile, che avrebbe dovuto adattarsi alla legge nazionale, ma avrebbe potuto farlo con molta meno fretta. Ad esempio nel momento del passaggio la Regione avrebbe potuto accertarsi che tutte la caselle fossero al loro posto: quella del personale prima di tutto.
Dottor Giovani, non e’ cambiato nulla da aprile?
«Poco e niente. Il lavoro è entrato a pieno regime e tutto funziona: l’esame dei progetti, l’istruttoria e l’autorizzazione. Ma licenziare centinaia di pratiche composte ciascuna da migliaia di documenti, non è materialmente possibile soltanto con 7 persone. Manca il personale dipendente e professionalizzato, in grado di vedere il progetto in modo completo e rilasciare l’autorizzazione».
Com’e’ la situazione delle pratiche a oggi?
«Abbiamo licenziato 150 progetti, ma ne abbiamo in giacenza 290. I sette ingegneri riescono a lavorare in media su 30-40 pratiche, la legge ha trasformato il processo da “deposito” ad “autorizzativo”, quindi da 20 giorni ora ci vogliono mesi».
Perché mesi?
«Perché all’esame già molto complesso (bisogna leggere e verificare per bene il contenuto dei progetti e non solo “contare” che ci siano tutti i documenti, ndc), si aggiunge che sinora non c’è stato un solo progetto che ci sia arrivato completo. Per tutti abbiamo dovuto chiedere integrazioni. Dunque, i conti sono presto fatti: occorrono 60 giorni per l’istruttoria, che può essere interrotta per la richiesta di chiarimenti (altri 30 giorni) poi devono passare altri 60 giorni per arrivare all’autorizzazione».
Di quanto personale ha bisogno?
«Almeno di 30 persone per gestire il flusso di progetti che entrano e non escono. Con la legge che ha messo un costo d’istruttoria a carico dei progetti della ricostruzione, abbiamo qualche entrata in più da investire per assumere altri professionisti esterni, ma non più di 2-3 ingegneri strutturisti. È l’ordine di grandezza a essere sbagliato».
Come si può risolvere questo problema?
«Dev’essere il ministero delle Infrastrutture ad aiutarci a trovare il personale adatto».
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