Maccallini: ecco il mio piano per ultimare la cattedrale
AVEZZANO. La cattedrale San Bartolomeo di Avezzano rappresenta il simbolo della ricostruzione dopo il terribile sisma che cento anni fa rase al suolo la città. I morti furono 9.283 su una popolazione...
AVEZZANO. La cattedrale San Bartolomeo di Avezzano rappresenta il simbolo della ricostruzione dopo il terribile sisma che cento anni fa rase al suolo la città. I morti furono 9.283 su una popolazione di 11.600 abitanti. La facciata principale, però, rimase incompiuta. Inizialmente era previsto un rivestimento di marmi policromi, sull’esempio del duomo di Orvieto. Ma dopo la guerra, durante la quale il luogo di culto fu bombardato, il progetto originario fu accantonato e venne approntato una paramento in travertino. Ne risulta così una facciata della cattedrale “muta”. Che non suscita alcuna emozione. Tanti avezzanesi, a questa situazione, non hanno voluto rassegnarsi. La cattedrale, per quello che rappresenta per la città, non sarebbe potuta rimanere in quello stato.
A farsi interprete di questa necessità, in occasione del centenario del terremoto, è stato, con un’idea geniale, un architetto avezzanese, Sandro Maccallini.
Il progetto, elaborato dal professionista, che divide il suo tempo tra Avezzano e Roma, prevede di istoriare, attraverso la tecnica del bassorilievo, la facciata principale della cattedrale con pannelli marmorei, che oltre a rappresentare l’evento sismico, nella sua potenza distruttiva, evidenzi quelle figure che si sono prodigate nei soccorsi e che hanno contribuito alla ricostruzione della città.
«Un evento triste e doloroso», spiega Maccallini, «che si trasforma, attraverso la rappresentazione artistica, in narrazione di prodigiosa efficacia e mirabile bellezza».
Avuta la “benedizione” dal vescovo, monsignor Pietro Santoro, Maccallini si è lanciato subito in questa entusiasmante avventura, coinvolgendo artisti, studiosi, esponenti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio. Vittorio Sgarbi sarà il coordinatore artistico, Claudio Strinati, il coordinatore del programma, Pietro Smarrelli, il consulente storico. Gli scultori, già all’opera, sono Filippo Dobrilla, Giuseppe Ducrot, Oliviero Rainaldi, Otello Scatolini.
Le opere più meritevoli (disegni, bozzetti, plastici), giudicate da una commissione artistica, nel periodo natalizio, verranno esposte e presentate pubblicamente, insieme a quella vincitrice, in una mostra itinerante.
Il 13 gennaio, ricorrenza del centenario del sisma, le opere verranno proiettate sulla facciata della cattedrale. Subito dopo gli artisti si metteranno al lavoro.
La mostra itinerante avrà anche il compito di reperire, attraverso una pubblica sottoscrizione nazionale, i fondi per la realizzazione dell’opera. Il costo si aggira sui 400mila euro. «Somma che non sarà difficile reperire», afferma Maccallini, «tutti gli istituti di credito di Avezzano, categorie professionali e imprenditori, finora interpellati, si sono detti pronti a sostenere finanziariamente l’iniziativa».
Un’iniziativa che si propone, attraverso l’arte, la trisfigurazione di un tragico destino in un’occasione di rinascita e di riscatto. Si è distanti anni luce dalle effimere e ripetitive commemorazioni di rito alle quali, si teme, non sfuggiranno le manifestazioni per il centenario del terremoto.
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