Madonna d’Appari Dopo secoli viene interrotto il sacro rito

Annullata una delle più antiche processioni pasquali paganichesi Alloggia: la questura non ha consentito il passaggio tra le case
L’AQUILA. Il coronavirus ferma anche la storica festa della Madonna d’Appari di Paganica. Oggi, per la prima volta dopo secoli, la processione che dal paese, risalendo la strada che costeggia il torrente Raiale, raggiungeva l’omonimo Santuario incastonato tra le rocce alle pendici del Gran Sasso, non si svolgerà, a causa delle misure di contenimento imposte dalle autorità. Impossibile ripiegare anche su un’edizione “ridotta”, come pure si era pensato in un primo momento.
Verrà celebrata solo una messa, dal parroco don Dionisio Rodriguez e da don Federico Palmerini, trasmessa in diretta alle 11 sull’emittente locale LaQTv. Nemmeno le due guerre mondiali e il terremoto erano riusciti a cancellare questo rito, così caro non solo ai paganichesi ma a tutti gli aquilani. Ecco come Raffaele Alloggia ne ricostruisce la storia. «Secondo la leggenda, l’edicola votiva che rappresenta la Madonna d’Appari fu ricavata nella roccia dai paganichesi in età medievale (XIII sec.), dopo che la Madonna apparse (da qui il nome d’Appari) alla pastorella Maddalena Chiaravalle, mentre quest’ultima pascolava le pecore tra le rocce, a circa un chilometro da Paganica, lungo il Raiale. L’edicola è ancora oggi ben visibile nella parte più antica del Santuario. Quest'ultimo», sottolinea lo storico paganichese, «fu edificato sulle spoglie di un piccolo tempio, la cui struttura venne ampliata fino a raggiungere le dimensioni che vediamo oggi. La processione viene citata dall’Antinori già nel Quattrocento. Questo rito sacro, in origine, si svolgeva intorno a un piccolo eremo incastonato in mezzo alle rocce. Nel 1872 fu realizzata la statua, così com’è raffigurata nel dipinto nella nicchia a lunetta situata all’interno della chiesa, simile alla ben più nota scultura della Pietà di Michelangelo, da cui si differenzia per la posizione del Cristo Morto in braccio alla Madonna. Nel 1879, con la realizzazione della strada e del relativo traforo nella roccia adiacente il Santuario, il rito della processione acquisì ancor più importanza, tanto che la Madonna affiancò San Giustino come protettrice del paese. Tradizionalmente, in questo giorno, in processione vengono portate tutte le statue dei Santi delle sette chiese della parrocchia, anche se dal terremoto del 2009 alcune di esse sono conservate in Curia. Il martedì di Pasqua del 2009, ad appena una settimana dal terremoto, la costante e secolare venerazione della Madonna d’Appari e di San Giustino non si fermò. Il gruppo della Protezione civile degli Alpini di Paganica realizzò due barelle rudimentali su cui vennero fissate le due statue sacre, che fecero il giro delle tendopoli, accompagnate dalla Banda di Paganica e da centinaia di persone che, nonostante tutto, non vollero mancare all’appuntamento. Oggi sarà un giorno che rimarrà tristemente nella storia», conclude Alloggia, «per noi paganichesi: si interromperà una tradizione centenaria, che non si era fermata nemmeno durante la guerra. Sapendo di non poter fare la processione al Santuario, si era pensato che per una volta potesse essere la Madonna d’Appari a venire tra le nostre case, passando con un mezzo meccanico scortato dai carabinieri per le vie del paese transitabili. Ciò non è stato possibile in quanto la questura non ha autorizzato l’iniziativa».
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