Mafia dei pascoli, il Tar conferma: contributi vietati a quattro aziende

30 Gennaio 2023

Le misure interdittive adottate dalla prefettura. Erano stati revocati gli aiuti dell’Unione europea Le imprese agricole aquilane raggiunte dai provvedimenti avevano “affittato” aree montane a Lucoli

L’AQUILA. Il Tar dell’Aquila negando la sospensiva ha, per ora, confermato 4 provvedimenti dell’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) con i quali sono stati revocati i contributi economici dell’Unione Europea ad altrettante imprese agricole aquilane raggiunte nei mesi scorsi da interdittive antimafia emesse dalla prefettura dell’Aquila. Le imprese avevano “affittato” zone montane nel territorio del comune di Lucoli e in base a questo – e al numero dei capi di bestiame portato al pascolo – avevano potuto avere i contributi europei. La vicenda si inquadra nel fenomeno più ampio della cosiddetta “mafia dei pascoli”.
Nella decisione del Tar – che non è definitiva perché se ne dovrà ancora discutere nel merito – si legge che «l’Agea ha adottato i provvedimenti di decadenza dei contributi erogati. Si ritiene che tali provvedimenti, oggetto dei ricorsi appare correttamente fondarsi sull’applicazione di alcuni articoli del codice antimafia che prevedono espressamente la decadenza dalla concessione di qualsiasi sussidio, beneficio economico, sovvenzione o altre erogazioni dello stesso tipo concesse o erogate da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali, nell’ipotesi in cui emerga la sussistenza di un tentativo di infiltrazione mafiosa come appunto avvenuto nel caso di specie. Va considerato che a seguito dell’adozione dell’informazione antimafia interdittiva nei confronti delle imprese è venuto meno – in forza della condizione risolutiva prevista per i contratti di concessione demaniale – l’idoneo titolo di conduzione dei terreni dichiarati da parte ricorrente al fine di conseguire i contributi agricoli. Si ritiene, in ogni caso, che il pregiudizio lamentato dai ricorrenti è privo del carattere della irreparabilità, essendo di natura prettamente economica e, in quanto tale, suscettibile di ristoro per equivalente, e che la intimazione al recupero risponde in via dovuta e vincolata alla necessità ineludibile e preminente di tutela degli interessi dell’Unione europea e dell’erario. Quindi non ci sono i presupposti necessari per la concessione della chiesta misura cautelare». Quindi sospensiva respinta. Se ne riparlerà nel merito.
Poco meno di un anno fa la prefettura aveva dato notizia dell’adozione di alcune interdittive antimafia nei confronti di aziende agricole locali. «Il provvedimento» evidenziava la prefettura «è giunto al termine di un intenso lavoro istruttorio frutto di una proficua sinergia tra la prefettura, le forze dell’ordine territoriali e la Direzione investigativa antimafia e si inquadra nell’ambito delle concessioni di terreni agricoli e zootecnici da parte degli Enti locali e in quello delle erogazioni pubbliche».
Le interdittive sono appunto provvedimenti disciplinati dal Codice antimafia per prevenire infiltrazioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA