Maglia sulla sentenza choc: ammonizione per L’Aquila

La t-shirt di protesta era stata indossata prima della gara con l’Ovidiana Sulmona Il bomber Sarritzu: «È stato un onore, anche se sapevamo delle conseguenze»
L’AQUILA. Mano leggera del giudice sportivo che ha inflitto all’Aquila, con il comunicato ufficiale di ieri, una ammonizione. In pratica una sanzione simbolica, per l’ingresso in campo a Sulmona, prima della gara del campionato di Eccellenza con l’Ovidiana del 16 ottobre 2022, con la maglia, non autorizzata dalla Lega nazionale dilettanti, con la scritta «I morti non meritano percentuali». L’iniziativa era una protesta contro la sentenza del tribunale dell’Aquila che ha riconosciuto un concorso di colpa, pari al 30%, delle vittime del crollo del palazzo di via Campo di Fossa.
In precedenza il giudice sportivo si era riservato di acquisire «ulteriori elementi», come indicato nel comunicato ufficiale del 20 ottobre, che aveva rinviato la decisione. Ora la sanzione arrivata dal giudice sportivo emette un provvedimento ma, di fatto, non punisce eccessivamente il gesto, probabilmente tenendo conto del contesto e dell’ondata di sdegno che si è avuta attorno alla vicenda. Infatti l’ammonizione è la sanzione più leggera impartita alle «società che si rendono responsabili della violazione dello Statuto, del Codice, delle norme federali e di ogni altra disposizione loro applicabile».
«Ha prevalso il buon senso e di questo non possiamo che essere soddisfatti», commenta il presidente dell’Aquila Massimiliano Barberio, «d’altronde il nostro gesto non voleva assolutamente mancare di rispetto alle istituzioni del calcio. È stata semplicemente una conseguenza che abbiamo sentito doverosa rispetto alla memoria delle vittime del 6 aprile. Un presa di posizione simbolica rispetto a qualcosa di ben più grande di una partita di calcio o delle norme federali. E questo evidentemente il giudice sportivo lo ha capito, anche sulla scorta della risonanza e dell’apprezzamento che il nostro gesto ha riscosso nell’opinione pubblica, non solo regionale».
Tra i giocatori che hanno indossato la maglietta non autorizzata l’attaccante rossoblù Stefano Sarritzu spiega: «Per noi è stato un onore indossare quella maglia, anche se sapevamo che avrebbe potuto portare a delle conseguenze. Ci saremmo presi le nostre responsabilità. In quel momento era fondamentale per la città essere portatori di un messaggio così importante».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

