«Manca una casa rifugio per proteggere le donne»

26 Giugno 2017

La denuncia dell’avvocatessa Giannangeli (presidente del Centro antiviolenza) «Chiediamo un’azione concreta di salvaguardia per tutelare chi è in pericolo»

L’AQUILA. La presidente del Centro antiviolenza Simona Giannangeli, alla luce dei recenti casi di femminicidio, segnala le problematiche che ci sono all’Aquila per la tutela delle donne con riferimento alla mancanza di spazi per l’accoglienza di chi lascia le casa per evitare uomini pericolosi. Questo anche a fronte di un caso, tra i tanti che tratta, di una certa gravità, di cui si è occupata di recente. «Il 30 maggio scorso», scrive Giannangeli, «il tribunale di Messina ha condannato la presidenza del Consiglio dei ministri a pagare 259mila euro agli orfani di una donna uccisa dal marito, nonostante la stessa avesse presentato dodici denunce querele. Il tribunale ha ritenuto che la Procura abbia omesso di porre in essere gli atti d’indagine dovuti che avrebbero neutralizzato la pericolosità sociale dell’uomo, tanto che alla fine la donna è stata uccisa dallo stesso. Dieci giorni fa una donna si è rivolta al nostro Centro per chiedere supporto e, soprattutto, alloggio, dato che, dopo la denuncia sporta nei confronti del convivente, non poteva far rientro a casa, senza porre in pericolo la vita. Il Centro l’ha accolta per alcuni giorni sostenendo le spese di un albergo, non disponendo di una casa rifugio, tantomeno di una casa di fuga. Perché collegare i due fatti? Perché raccontano lo stesso modo di affrontare la violenza maschile contro le donne in questo paese». «Il tribunale di Messina, aggiunge, «lancia un segnale significativo a chi ha il dovere di indagare, di non sottovalutare il pericolo in cui versano le donne quando denunciano le violenze maschili e di adottare rapidamente ogni misura di legge a salvaguardia della vita delle donne. La pronuncia del tribunale è il risultato di un’attenta disamina dei fatti e mostra come lo Stato non abbia assicurato la doverosa tutela a una donna che subiva violenza maschile, negandole il diritto alla vita. L’assenza di una casa rifugio per le donne all’Aquila, capoluogo di regione e di una casa di fuga, svela l’assenza dello Stato, nelle sue emanazioni locali, di un’azione concreta di salvaguardia della vita delle donne. Sono anni che le donne dell’associazione “Donatella Tellini-Centro Antiviolenza dell’Aquila” rivendicano il diritto a una casa rifugio o, quantomeno, a una casa di fuga per le donne». Chiaro messaggio al nuovo sindaco.
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