Mancano i soldi, case popolari al palo

Il direttore dell’Ater Venanzio Gizzi: «Non si capisce perché gli immobili privati hanno i finanziamenti e quelli pubblici no»
L’AQUILA. Tanti, troppi ritardi nella ricostruzione degli alloggi popolari dell’Ater.
Colpa dei soldi che non arrivano, secondo il direttore dell’ente, Venanzio Gizzi. I progetti sono pronti già da tempo, ma la ristrutturazione delle palazzine popolari danneggiate dal sisma appare come una macchina elefantiaca, che stenta a muovere un solo passo. E mentre procede la ricostruzione degli edifici privati, lo stesso non si può dire per l’edilizia pubblica, che resta al palo. Per gli alloggi classificati E sono stati stanziati oltre 27 milioni di euro ma, di questi, solo 5 milioni e mezzo sono stati resi disponibili. «Abbiamo una montagna di progetti pronti e validati dall’Ufficio per la ricostruzione» spiega Venanzio Gizzi «ma non la disponibilità di far partire le gare, in quanto mancano i finanziamenti. Quotidianamente, nei nostri uffici, riceviamo le proteste degli assegnatari degli alloggi popolari, che vorrebbero rientrare nelle loro case, ma con la situazione attuale non è possibile far partire i lavori». Nel primo biennio dopo il sisma l’Ater è riuscita, grazie a costanti flussi finanziari, a effettuare 103 gare pubbliche per la ristrutturazione degli alloggi popolari classificati A, B e C, «senza alcun aumento di risorse umane, anzi», fa notare Gizzi, «abbiamo espletato tutte le procedure con una dotazione organica inferiore al 50 per cento, rispetto a quella prevista. Da gennaio 2010 all’inizio del 2015 abbiamo eseguito 103 appalti per un totale di 24milioni 994mila euro, con un solo ricorso, peraltro vinto dall’azienda».
Una procedura snella e veloce, che ha consentito a migliaia di famiglie di rientrare rapidamente nelle loro abitazioni. Ma, improvvisamente, la ricostruzione pubblica ha subìto uno stop. «Non si comprende», incalza Gizzi, «come per i privati i soldi ci siano e vengano regolarmente stanziati, mentre per gli alloggi Ater, che tra l’altro hanno un costo di ristrutturazione inferiore, mancano i finanziamenti. Va evidenziato come, per gli edifici A, B e C sia stato operato un ribasso a base d’asta del 30 per cento, con un notevole risparmio per le casse dello Stato. Ora abbiamo poco più di 5 milioni di euro da spendere, già impegnati nelle prime sette gare. Come facciamo a procedere»? L’Ater ha presentato istanze e programmi a tutti i livelli decisionali «senza alcun riscontro positivo», sottolinea Gizzi, «non esistono più margini di tempo per attendere ulteriormente poiché va tenuto conto delle esigenze di particolari categorie sociali, che hanno diritto a rientrare nei propri alloggi». È già stata ultimata la fase di appalto degli edifici popolari di via San Sisto e via Francesco Paolo Tosti, mentre il Provveditorato alle opere pubbliche sta procedendo all’esame del progetto per l’edificio di piazza Dorotea. «Per gli altri interventi», afferma il direttore, «siamo in attesa dell’attribuzione delle risorse. Rivolgo un appello al ministero dell’Economia perché si faccia carico dell’erogazione immediata dei fondi per la ricostruzione pubblica, tra l’altro meno onerosa di quella privata. Il ritardo che stiamo accumulando sta portando inevitabili danni all’ente, anche sotto il profilo amministrativo ed erariale: la nuova normativa sugli appalti pubblici, entrata in vigore di recente, comporterà una revisione di tutti i progetti già approvati». A conti fatti, per il 2016, l’Ater ha un fabbisogno residuo di circa 14 milioni e mezzo di euro, a cui si aggiunge quello del Provveditorato alle opere pubbliche, che ammonta a 34 milioni 552mila euro.
Monica Pelliccione
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