Map, sui canoni arretrati decidono i giudici del Tar

30 Novembre 2021

Udienza il 6 aprile 2022: venti gli inquilini in attesa del pronunciamento

L’AQUILA. Ritorna di attualità la vicenda delle “bollette” che il Comune la scorsa estate ha inviato a migliaia di cittadini per ottenere gli arretrati dei canoni non pagati dal 2015 al 2018 relativamente a Piani Case a Map. Il Tar infatti ha fissato al 6 aprile 2022 un’udienza per discutere del ricorso di alcuni inquilini dei Map (moduli abitativi provvisori) della zona est della città (in particolare San Gregorio, Paganica, Monticchio e Bagno).
LA STORIA
Il ricorso era stato presentato nel 2015 subito dopo la delibera di consiglio comunale che introduceva il pagamento del cosiddetto “canone di compartecipazione” (dai 20 ai 30 euro al mese). Si tratta di una voce che prima del 2015 non esisteva (anche perché fino ad allora praticamente nessuno aveva pagato le bollette). Secondo il Comune «il canone di compartecipazione per le spese condominiali è stabilito in ragione dei metri quadri dell’alloggio» e si faceva riferimento alle spese di manutenzione ordinaria.
La delibera di consiglio del 19 marzo 2015 fu approvata dopo che la Guardia di finanza – su input della Corte dei Conti che voleva capire il perché dei crediti non riscossi – cominciò a indagare sull’annosa questione. Il Comune a quel punto si mosse, rifece il regolamento “condominiale” e stabilì quanto gli inquilini dovevano pagare. Come è noto da quella delibera scaturirono risultati scarsi sul fronte del recupero dei crediti anche perché molti (e non solo i meno abbienti) si erano ormai abituati a non pagare. La delibera del 2015 fu impugnata davanti al Tar da molti cittadini che abitavano (e in gran parte abitano ancora) nei Map di San Gregorio, Monticchio, Bagno, Paganica (e altri paesi) secondo i quali il canone di compartecipazione se poteva avere una logica nei Piani Case (che sono simili a condomìni con ascensori annessi) non avevano senso per i Map che sono casette singole e che non hanno praticamente servizi in comune se non, e solo in quelli a due piani, una lampadina sulla scala. Il ricorso è rimasto “dormiente” per anni.
Quando nel luglio scorso il Comune ha inviato le maxi bollette con gli arretrati da pagare la storia è riemersa dalle nebbie del tempo. I ricorrenti (20 sui 100 iniziali) attraverso i loro legali Fausto Corti e Sara Cecala si sono attivati per capire come mai da sei anni non avevano notizie di come era andata a finire la causa davanti al Tar. Ora si scopre che a ottobre 2021 con un decreto presidenziale il Tar aveva dichiarato la “perenzione” del ricorso. La perenzione scatta quando i ricorrenti per troppo tempo non fanno “muovere le carte” e quindi a un certo punto i giudici decidono che la “storia” non interessa più a nessuno. In questo caso c’erano però ancora i tempi tecnici per opporsi alla “perenzione” visto che alcuni degli originali ricorrenti hanno ancora interesse che il Tar si pronunci e decida se quel canone di compartecipazione (riferito alla manutenzione) va pagato o meno.
IL RICORSO
Nel ricorso del 2015 si leggeva in particolare: I ricorrenti sono tutti assegnatari di Map, alloggi realizzati per ospitare le persone rimaste senza casa per effetto del terremoto del 6 aprile 2009. Il ricorso ha per oggetto la delibera 29 del 2015 con cui il Consiglio comunale dell'Aquila ha stabilito gli oneri economici degli assegnatari di Map e Progetto Case per l'utilizzo del loro alloggio e, specificamente, ha previsto di porre a loro carico il pagamento della somma di euro 0,60 a metro quadrato a titolo di manutenzione ordinaria. Giova premettere a tale scopo che i Map si configurano strutturalmente come villette a schiera, composte da uno o due piani, ciascuna dotata di un impianto autonomo di riscaldamento. Per tale ragione non hanno parti comuni e si differenziano radicalmente dagli alloggi del Progetto Case che, viceversa, sono compresi in veri e propri condomìni e sono serviti da impianti comuni che necessitano di una manutenzione di natura collettiva: riscaldamento centralizzato, parcheggi condominiali. Inoltre gli alloggi del progetto Case sono inseriti in piccoli quartiero di nuova costruzione che comprendono opere di urbanizzazione, quali le aree verdi. È d’obbligo, peraltro, riferire che finora il Comune non ha eseguito sui complessi Map interventi manutentivi di sorta, tant’è che gli assegnatari si sono sempre autogestiti, pagando di tasca loro i lavori che si rendevano via via necessari come accaduto per lo spazzamento della neve».
CASA EQUIVALENTE
Con un’altra decisione il Tar ha ribadito che il diritto alla casa equivalente è un diritto “assoluto” e che non può essere «condizionato dalla previsione, nell’ambito dei piani di progettazione unitaria o attuativi del piano di ricostruzione, di un progetto di diradamento insediativo, con demolizione degli immobili in essi compresi».
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