Marelli, impianti al minimo scatta un nuovo sciopero

3 Marzo 2019

Lo stop di otto ore proclamato dalla Fiom preoccupata per il futuro dell’azienda Nel mirino del sindacato la scarsa manutenzione operata sulle linee produttive

SULMONA. Nuovo sciopero alla Magneti Marelli per l’ultimo turno di oggi dalle 22 alle 6 di domani mattina. Dopo lo sciopero della scorsa settimana che aveva fatto ingranare la retromarcia all’azienda sugli straordinari domenicali, la Fiom-Cgil rilancia e proclama un nuovo stop dell’attività lavorativa contro «la scarsa manutenzione sugli impianti e le linee produttive».
Secondo il sindacato «gli impianti di montaggio vengono fermati o fatti lavorare al minimo della loro capacità produttiva, per più turni durante la settimana, spesso per mancanza di materiale: questo perché gli impianti non sono più in grado di soddisfare la richiesta».
«Perché non si utilizza la domenica notte per fare una seria e reale manutenzione?», domanda la Fiom. «Per noi la precarietà raggiunta dagli impianti principali dello stabilimento, rischia di metterne seriamente in discussione il futuro».
La Fiom nei giorni scorsi ha cercato anche di sensibilizzare la politica sulle esigenze degli operai e dello stabilimento.
«Quali prospettive offre allo stabilimento di Sulmona questo tipo di gestione dell’officina, e questa politica che l’azienda persegue fatta di tagli scriteriati su tutti i fronti?», si chiede ancora la Fiom. «Quale futuro riserva all’intero stabilimento?».
Intanto, nei prossimi mesi si parlerà giapponese nello stabilimento della Magneti Marelli, dopo la cessione al gruppo nipponico Calsonic Kansei Corporation. La multinazionale, leader nel comparto indipendente della componentistica per auto, che non dipende direttamente da grandi case automobilistiche, ha annunciato un fatturato di 15,2 miliardi di euro.
L’operazione rappresenta un’opportunità unica di combinare due business di successo per creare uno dei principali fornitori mondiali indipendenti di componenti automobilistici. L’integrazione è un passo decisivo verso l’ambizione strategica di entrambe le aziende di diventare un fornitore di primo piano, diversificato a livello globale.
La vendita al colosso giapponese ha rassicurato gli animi in città sul destino dello stabilimento sulmonese che dà lavoro a più di 600 persone. Era stato rassicurato dalla solidità del gruppo nipponico con 200 stabilimenti in quattro dei cinque continenti anche il primo cittadino di Sulmona.
I lavoratori del sito sulmonese ora restano in attesa di avere informazioni più precise sul loro destino, da sempre legato a doppio filo alla Sevel per cui la Marelli produce bracci e traverse (basi per il motore) per 1.300 Fiat Panda al giorno.
Lo stabilimento sulmonese è stato sempre all’avanguardia, tanto da creare il modello sulmonese sui 17 turni settimanali di lavoro, uno in meno della turnazione americana di Fca.
©RIPRODUZIONE RISERVATA