Marinangeli: il ritorno a scuola un rischio per tutti gli anziani

25 Settembre 2020

Per il primario di Rianimazione è inutile sperare nel rispetto, da parte dei ragazzi, del distanziamento: «Il contagio passa attraverso i giovani spesso senza sintomi da Covid, i nonni stiano lontani dai nipoti»

L’AQUILA. «Sono molto preoccupato per le conseguenze che comporterà il ritorno sui banchi. I contagi saranno inevitabili. L’unica prevenzione è il distanziamento generazionale».
A lanciare l’allarme è il primario del reparto di Rianimazione del San Salvatore, Franco Marinangeli, in occasione della riapertura delle scuole. La scelta, fatta dal governo di tornare a svolgere le lezioni in presenza, secondo il medico, rischia di avere importanti conseguenze sulla generazione dei più anziani. «Rischio calcolato», dice, «già da quest’estate. Alla base ci sono senz’altro motivi economici e sociali». Il problema di fondo sarebbe il fatto che spesso i ragazzi e i bambini non hanno sintomi da Covid-19.
«Per questo non sanno di poter essere contagiosi», continua Marinangeli. «Non è possibile fermarli, sperare che rispettino il distanziamento a scuola è utopia. Non basterà la buona volontà degli insegnanti e del personale degli istituti». La soluzione al problema, seppur relativa, è una sola per il professore: il distanziamento generazionale. «I nonni devono stare lontani dai nipoti», spiega. «Anche se facessimo test sierologici o tamponi a tutti i ragazzi, la misura avrebbe poco valore. I risultati, infatti, non potrebbero dare rassicurazioni sul futuro. Il problema è che la scuola coinvolge troppe persone, c’è un movimento enorme e i contatti sono imprevedibili. A rimetterci saranno gli anziani, perché i ragazzi spesso sono asintomatici, mentre le persone più avanti con l’età possono avere seri problemi se vengono a contatto con il virus».
Marinangeli, dunque, seppur ritenga importante l’attenzione alle norme anti-Covid a scuola, sottolinea la necessità di prudenza e igiene tra le mura domestiche.
«La preoccupazione c’è ed è notevole», continua. «Nessuno può avere certezze riguardo questa patologia. Il futuro è di difficile interpretazione. La scuola rappresenta un’ulteriore causa di contatti, soprattutto tra giovani, che sarà difficilissimo tenere distanti. La prudenza deve tradursi in distanziamento generazionale, non mi stancherò mai di ripeterlo. Alla luce di quanto successo nei mesi scorsi, mi sento di dire che i nostri anziani sono stati prudenti, ma rischiano di fare le spese della situazione che si è creata. Il contagio passa attraverso i giovani». La difficoltà, secondo il primario, sta anche nel fatto che non è possibile avere un quadro preciso della situazione.
«Noi facciamo tamponi perlopiù ai sintomatici, dice Marinangeli, «degli altri difficilmente ci occupiamo. Per questo l’indagine epidemiologica lascia il tempo che trova». La speranza, adesso, è che non si raggiungano più i numeri di ricoveri in terapia intensiva del passato. «Altrimenti si rischiano problemi organizzativi per l’ospedale», spiega il medico. «I posti letto e il personale non sono elastici: ci sono possibilità di miglioramento, abbiamo creato margini di sicurezza, ma non sono infiniti. Si rischierebbe di bloccare di nuovo i recuperi delle visite non effettuate, gli interventi chirurgici rimandati che adesso si stanno riprogrammando». Nota positiva, in tal senso, per il primario, è la tempestività con cui vengono attualmente individuati i casi. «La situazione è maggiormente sotto controllo perché le diagnosi sono precoci. I casi più gravi, tuttavia, sono allo stesso livello di quelli di marzo, non si può parlare di cambiamento del virus. Per quanto riguarda il vaccino, ritengo sia di là da venire. Ci aspetta un autunno difficile. Se non è possibile tenere chiuse le scuole, almeno facciamo in modo che i nonni stiano attenti: in primis all’igiene e poi a evitare i contatti, se non necessari».
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