Marinelli: «Bene la conferma di Taglieri»

Fondazione Carispaq, il presidente dell’assemblea dei soci: serve forte coesione tra aree territoriali
L’AQUILA. La Fondazione Carispaq ha nei giorni scorsi rinnovato il suo presidente, confermando per altri tre anni Domenico Taglieri, nonché il consiglio di amministrazione. Sul rinnovo interviene il professor Fabrizio Marinelli, presidente dell’assemblea dei soci della Fondazione. «Innanzitutto va detto» esordisce Marinelli «che l’assemblea dei soci è l’eredità storica della Cassa di risparmio. Come nella seconda metà dell’Ottocento la classe dirigente aquilana realizzò un istituto bancario prossimo alle esigenze delle classi meno agiate, oggi un gruppo di cittadini della provincia aquilana vigila sull’amministrazione della Fondazione, ad esempio esprime un parere sul bilancio, propone iniziative, elegge la metà dei componenti del consiglio generale – l’altra metà è nominata dalle istituzioni locali – che poi nomina il presidente e il consiglio di amministrazione». Sulla riconferma di Taglieri, Marinelli esprime un giudizio positivo: «Il presidente Domenico Taglieri e i componenti del vecchio consiglio hanno amministrato bene la Fondazione, aumentando sia gli utili sia il patrimonio, tanto è vero che i bilanci degli ultimi anni sono sempre stati approvati all’unanimità. Inoltre il presidente Taglieri è di Sulmona, il che dimostra come la Fondazione si basi sulle espressioni locali di tutto il territorio della provincia dell’Aquila. Ritengo che una forte coesione delle varie aree territoriali sia un elemento imprescindibile per la crescita della Fondazione e delle stesse aree interne. Concetto, quest’ultimo, che molti affermano in teoria ma che pochi sostengono in pratica». Sull’attività del prossimo triennio, Marinelli non si sbilancia anche se, sottolinea «sono convinto che Taglieri vorrà rafforzare la dimensione provinciale della Fondazione, coinvolgendo tutti i territori senza diminuire il ruolo della città dell’Aquila, che resta centrale all’interno di una seria politica di rilancio delle aree interne, aumentando la collaborazione – già ampia – con l’Università e le associazioni di categoria nell’elaborazione dei progetti e delle iniziative, favorendo le istituzioni culturali locali, che negli ultimi anni hanno visto impoverire di molto le proprie risorse finanziarie. Non dimentichiamo che la cultura è stata l’elemento che ha permesso alla provincia e alla città dell’Aquila di mantenere un ruolo centrale in Abruzzo. Se dovessi immaginare una ricetta per la Fondazione», conclude Marinelli, «direi più qualità, più giovani, più donne. Anche in questo caso, molti affermano questi principi, ma pochissimi si sforzano di realizzarli. Sono convintamente tra questi ultimi». (g.p.)

