Marocchino ucciso, colpo di scena in aula

18 Settembre 2019

Il perito del giudice: «Gli imputati Ferreri e Rodorigo non erano in grado di intendere e volere al momento dell’omicidio»

AVEZZANO. Non erano capaci di intendere e di volere al momento dell’omicidio. È quanto stabilito da una perizia illustrata ieri nel corso dell’udienza preliminare al tribunale di Avezzano nel processo che vede imputati Angelo Ferreri, 37 anni, e Angelo Rodorigo, di 34, per l’omicidio di Erradi Said (32), marocchino assassinato nel 2013. Sotto accusa c’era anche il fratello di Ferreri, Antonello, morto a gennaio per cause naturali. Il professor Paolo Capri, consulente tecnico del gup, ha illustrato davanti al giudice Maria Proia e al pm Lara Seccacini una relazione che mostra come la notte tra il 3 e il 4 dicembre di sei anni fa, i due giovani di Avezzano non erano capaci di intendere e di volere. Ha evidenziato inoltre un profilo di pericolosità sociale per entrambi. Al termine della deposizione di Capri, che è presidente dell’associazione italiana di Psicologia giuridica, il collegio difensivo ha chiesto il rito abbreviato. La discussione delle difese e la sentenza ci saranno il 3 marzo prossimo. Nella precedente udienza venne conferito l’incarico per la perizia psichiatrica, già eseguita precedentemente dal ctu Maria Luisa Rossi su cui ci furono osservazioni da parte dell’accusa. Ieri il perito ha evidenziato «gravi problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti, una condotta di vita disordinata e ambienti di crescita decisamente poco idonei» per i due imputati. Il consulente ha ritenuto che, se sottoposti a cura, sia farmacologica sia psicoterapeutica, possano essere in grado di partecipare al processo, evidenziando la pericolosità sociale strettamente correlata all’uso e abuso di sostanze e alla loro dipendenza tossica. Angelo Ferreri ha avanzato richiesta di rito abbreviato condizionato all’acquisizione di documenti inerenti al percorso farmacologico che sta seguendo da tempo. Stesso discorso per l’altro imputato. I legali di Rodorigo, Stefano Guanciale, e di Ferreri, Roberto Verdecchia e Antonio Milo, chiederanno l’assoluzione, seppur condizionata alle perizie. I fatti risalgono al dicembre 2013 quando i tre attesero il marocchino in un bar vicino a Piazza Torlonia per poi recarsi in via Jugoslavia. Lì ci sarebbe stata una discussione con il marocchino per questioni di droga. Il giovane straniero decise di allontanarsi ma i 3 (due in auto e uno a piedi) lo inseguirono lungo una delle traverse di via Napoli. All’altezza di via Jugoslavia, i due in auto decisero di puntare la vettura contro Erradi schiacciandolo su un cancello e provocandone la morte causata dalla caduta di un masso. I tre fuggirono, ma grazie ad alcuni residenti vennero individuati dalla polizia. Nei confronti di Antonello Ferreri non ci fu la convalida dell’arresto e neppure l’applicazione della misura cautelare in carcere.
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