Maxi bollette, la rateizzazione approda all’esame del consiglio

30 Luglio 2021

De Santis (Idv) replica a Colonna, proposti pagamenti in 24 mese in base a importi e reddito Isee: «Mi auguro che in aula prevalga il buon senso, il Comune ha inviato le bollette in ritardo di anni»

L’AQUILA. Sarà l’ipotesi di rateizzazione delle maxi bollette recapitate a 4.268 inquilini del progetto Case ad animare la seduta del consiglio comunale, che oggi si riunisce alle 9.30 in modalità mista: alla sala Ipogea dell’Emiciclo, per chi vorrà partecipare in presenza, ma gli amministratori potranno collegarsi anche in videoconferenza.
Tra i diversi punti in discussione è stato inserito un ordine del giorno – primo firmatario il capogruppo di Italia dei Valori-Cambiare insieme Lelio De Santis – che riguarda l’annosa questione dei solleciti di pagamento relativi ai consumi di gas metano, affitti e canoni di compartecipazione, risalenti al periodo 2013-2014 (conguagli) e fino al 2017, inviati agli assegnatari degli alloggi provvisori: nelle casse comunali devono entrare 7 milioni e 243 mila euro e nelle raccomandate si chiede il versamento delle somme spettanti in un’unica soluzione entro il 31 agosto. Dal mese di settembre dovrebbero poi arrivare le bollette più recenti, da giugno 2018 a giugno 2021. Il consigliere De Santis non vuole passare per il “paladino dei morosi”, ma chiede che «i cittadini paghino il giusto e soprattutto siano messi nelle condizioni di pagare». Da qui la proposta di rateizzare, fino a 24 mesi, gli importi più alti, che in alcuni casi superano i 10mila euro, fino a sfiorare i 40mila euro.
COSA CHIEDERÀ DE SANTIS. «Sono per natura fiducioso», dice De Santis, «e mi auguro che in aula prevalgano buon senso e responsabilità politica. Spiegherò le mie motivazioni, che partono da una prima constatazione: l’inadempienza del Comune, che ha inviato le bollette in ritardo di anni, con disguidi nelle gestione della riscossione, richiedendo quindi somme sostanziose. Somme che rischiano, lo ribadisco, di non essere recuperate, sia perché in tanti non possono permettersi di pagare tutto subito, sia per la sopraggiunta prescrizione in alcuni casi. Il Comune, già esposto alla Corte dei Conti, con un indebitamento che supera i 22 milioni di euro, deve quindi mettere i cittadini nelle condizioni di pagare».
Nel suo intervento di oggi De Santis annuncia toni pacati: «Non voglio difendere i morosi, sono stato il primo a chiedere di inviare i solleciti, già nel 2014, ma una soluzione va individuata. Tra l’altro molti inquilini lamentano anche errori oggettivi nei conteggi. Bisogna far pagare il giusto, scoprire i furbi, aiutare chi non ce la fa».
I DUE CRITERI. «Se la rateizzazione è possibile per le bollette a partire da giugno 2018 e la giunta comunale ha anche aumentato il numero delle rate, da 18 fino a 24», sottolinea De Santis, «mi chiedo come mai non si possa fare anche per i debiti pregressi. Naturalmente rispettando due criteri: il primo è che la rateizzazione sia stabilità in base agli importi, non si possono diluire in 24 rate bollette di 1.000 euro. Il secondo è la valutazione del reddito Isee: chi dichiara sotto gli 8-9 mila euro annui potrà usufruire di una rateizzazione più ampia, chi ha redditi alti è giusto che paghi in un’unica soluzione. Spero che tutto il consiglio», conclude De Santis, «dimostri la responsabilità che serve».
GLI IMPORTI. Le 4.262 raccomandate arrivate agli inquilini contengono uno o più avvisi, tra consumi del gas, canoni di compartecipazione e affitti: secondo quando riferito dall’assessore al Patrimonio Vito Colonna – tra i contrari alla rateizzazione – sono più di 6.000 gli avvisi d’importo inferiore a 2.500 euro e di questi 4.626 non superano i 1.000 euro e 3.000 sono sotto i 500 euro. Le somme lievitano per 311 solleciti, che vanno dai 2.500 ai 5.000 euro, e altri 161, tra i 5.000 e i 10 mila euro. Infine i casi eclatanti: 35 famiglie devono versare somme oltre i 10mila euro, fino addirittura a sfiorare i 40 mila. Delle 4.262 lettere inviate con ricevuta di ritorno, 2.790 sono state consegnate e 347 sono tornate indietro, perché i destinatari sarebbero irreperibili: ma in 132 ancora risultano residenti negli alloggi provvisori del post sisma.
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