Maxi debito al Cam, si muove la Procura

1 Marzo 2018

Si ipotizza il reato di falso in bilancio. De Angelis: «Accertare verità e responsabilità, troppe ombre nelle passate gestioni» 

AVEZZANO. La profonda voragine nei conti del Consorzio acquedottistico marsicano – 98 milioni di debiti – avrà strascichi giudiziari. «Adesso si apre il capitolo delle responsabilità», afferma Gabriele De Angelis, sindaco di Avezzano, capofila tra i 33 Comuni soci del Cam. «L’enormità delle accertate scritture di rettifica, per 13 milioni di euro, impone ai sindaci azionisti e all’attuale governance Cam la ricerca della verità», prosegue De Angelis, «e quindi è necessario inviare senza indugio gli atti alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti per l’individuazione delle pregresse responsabilità».
Ma la Procura, da ieri, si è mossa. Sulla vicenda verrà aperta un’inchiesta con l’ipotesi di reato di falso in bilancio (il Cam è finito sotto i riflettori in più occasioni e indagini sono tutt’ora in corso). Da una relazione compiuta da Felicia Mazzocchi, componente revisore del Consiglio di sorveglianza del Cam e assessore comunale di Avezzano, è emerso che negli ultimi anni sono stati presentati bilanci “artatamente abbelliti”. Sono state scovate rettifiche negative di reddito per oltre 13 milioni, che riguardano debiti di varia natura. Rettifiche negative che andranno a incidere sul bilancio 2017. Si prevede una perdita intorno ai 17 milioni. Cifra che porta a 98 milioni il debito complessivo. La governance del Cam, guidata dalla presidente di gestione, Manuela Morgante, affiancata da Alessandro Pierleoni (presidente sorveglianza), ha esposto la relazione all’assemblea dei soci. Per evitare il fallimento si deve puntare al concordato preventivo. Strada che dovrebbe portare alla ristrutturazione dei debiti e al rilancio della società. Concordato preventivo che dovrà essere accolto dal tribunale. L’avvocato Valerio Di Gravio sta approntando le pratiche da consegnare negli uffici di via Corradini. «Con il concordato», spiega la Morgante, «viene messo un punto fermo sul pregresso, un modo per risanare l’azienda salvaguardando i posti di lavoro e continuando a fornire il servizio a cittadini. Nel momento in cui sono entrata c’erano quattro pignoramenti e altri continuano ad arrivare, una corda che si stava per spezzare».
Non mancano le polemiche. «Senza giudicare nessuno, mi chiedo, come si chiede qualsiasi cittadino: è mai possibile dimenticare debiti per milioni o sbagliare l’imputazione di scritture contabili per un totale di 13 milioni?», afferma De Angelis, «eppure, la maggior parte delle rettifiche riguarda gli anni dopo il 2014, allorché si sbandierava ai quattro venti l’avviamento del processo di risanamento del Cam che, a questo punto, si è dimostrato meramente mediatico e di facciata. Ma di quale risanamento parliamo? Chi ha nascosto la reale situazione dei conti del Cam e per quali scopi? A questa domanda devono rispondere Procura e Corte dei Conti, ma certamente l’operazione verità espone i precedenti amministratori del Cam e la precedente Sorveglianza a possibili profili di responsabilità, tutti da accertare. In molti sottovalutarono, o addirittura dolosamente ignorarono, la reale situazione del Cam. Alla magistratura l’onere di accertare la verità sulle troppe ombre delle passate gestioni».
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