Maxi frode sui metalli preziosi: perquisizioni anche all’Aquila

Arriva nel capoluogo l’indagine delle Fiamme gialle sull’acquisto in nero di oro, palladio e platino L’accusa: sgominato un meccanismo di riciclaggio e compravendita, evasa Iva per dieci milioni
L’AQUILA. Tocca anche L’Aquila l’inchiesta della Procura di Arezzo sul reato di frode fiscale nella commercializzazione di metalli preziosi come palladio e platino. Ingenti i numeri dell’operazione “Palladium”, che ha permesso di smantellare un complesso meccanismo di riciclaggio, evasione fiscale e compravendita illecita di metalli preziosi: un giro di fatture false da quasi 60 milioni di euro e l’Iva evasa per circa 10 milioni. Per gli investigatori ammonta proprio a 10 milioni il profitto ricavato dalla frode. Le Fiamme gialle hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 persone, tutte agli arresti domiciliari. Sequestri e perquisizioni in nove città italiane: Arezzo, Pisa, Roma, Parma, Alessandria, Terni, Nuoro, Lucca e L’Aquila. Le indagini sono arrivate anche in Svizzera, a cura delle autorità locali, attivate con rogatoria dalla Procura aretina. Sigilli in 17 fabbricati e 121 terreni; sequestrati inoltre 100mila euro in contanti, 180 chili di argento, 3,7 di palladio, 3 società, 7 autovetture e 8 orologi di lusso. L’attività di sequestro è tuttora in corso sia in Italia che in Svizzera. La Guardia di finanza ha inoltre eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, emesso al gip di Arezzo, per un valore di circa 10 milioni di euro, pari al profitto che secondo gli inquirenti sarebbe stato ottenuto dal reato contestato. Il meccanismo fraudolento, ricostruito in base alle indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria di Arezzo, si sarebbe sviluppato attraverso «numerosissimi» scambi commerciali intercorsi fra diverse società, con sede in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Lazio, che, emettendo fatture false per quasi 60 milioni di euro, hanno acquistato “in nero” ingenti quantità di palladio e platino di dubbia provenienza, evadendo l’Iva per quasi 10 milioni di euro e autoriciclando i proventi illecito così ottenuto nell’acquisto di oro puro. Lo schema di frode, che ha coinvolto complessivamente 13 persone e 8 società, a vario titolo denunciate all’autorità giudiziaria, aveva quale perno e principale beneficiaria una società di Pisa attiva nel settore della produzione e commercializzazione di metalli preziosi: tra il 2019 e il 2023 - sempre secondo la Finanza - ha acquistato sistematicamente palladio e platino “in nero”, ottenendo - spiegano i militari - «per effetto del meccanismo fraudolento attuato, un’indebita detrazione Iva per oltre 10 milioni di euro».
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