Maxi sequestro per Di Stefano, imprenditore avezzanese delle tv

Sigilli della Finanza anche a una rara Lamborghini Diablo da 400mila euro e a un conto da 4,8 milioni L’accusa: «Fallimento pilotato di una emittente romana». Nei guai anche il fratello e un suo collaboratore
AVEZZANO. C’è anche il noto imprenditore avezzanese Francescantonio Di Stefano, 70 anni, tra i destinatari di una misura cautelare della Procura di Roma per un’inchiesta che riguarda la parabola di Tvr Voxson, emittente televisiva privata romana, di cui Di Stefano è stato il proprietario. L’uomo, nato ad Avezzano nel 1953 e conosciuto in Abruzzo anche per le vicende legale all’ex banca Tercas, è accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Tra gli accusati anche il fratello del 70enne e un suo strettissimo collaboratore, a cui i finanzieri del comando provinciale di Roma, applicando appunto l’ordinanza della Procura diretta da Francesco Lo Voi, hanno sequestrato beni immobili e mobili, tra cui un conto da 4,8 milioni di euro e una Lamborghini Diablo 30° anniversario di colore viola del valore di 400mila euro.
L’ACCUSA
I tre sono accusati di aver portato di proposito al fallimento Tvr Voxson, con i suoi impianti e le sue frequenze. Una emittente importante a Roma, soprattutto nel mondo dello sport, come riporta un servizio della Repubblica: dalla sua sede storica di Tor Cervara lanciò sul panorama nazionale giornalisti come Sandro Piccinini, che negli anni 80 lavorava nella redazione sportiva, e contava su rubriche di calibro come “Oggi all’Olimpico” con Lamberto Giorgi. Ma da anni l’emittente era in bilico. Le indagini della Procura e l’operazione dei militari del comando provinciale di Roma sono nate dall’avvio della procedura di fallimento di Tvr Voxson nel febbraio 2021, quando la società chiuse per aver accumulato nei confronti dello Stato un debito di oltre 2,5 milioni. Ma stando alle accuse contenute in una nota della Guardia di finanza, i titolari dell’emittente tv hanno continuato a trasmettere con una nuova società, Voxson, «depauperando e prosciugando progressivamente i conti della vecchia»: in più la cessione fra la vecchia società (Tvr Voxson) e la nuova (Voxson) «era avvenuta con una cessione praticamente fittizia». Infine, non meno importante è anche la questione delle frequenze, come ricostruito dalle Fiamme gialle: «per poter continuare a trasmettere la Voxson ha rilevato le frequenze della vecchia società prendendo rimborsi dallo Stato per oltre 3,5 milioni, ma i soldi sarebbero dovuti andare alla vecchia società, Tvr Voxson. Che in sostanza «è stata fatta fallire dai titolari e usata come bancomat per avviare una nuova società priva di debiti». Una strategia che durava da anni: per la precisione dal 2013 a febbraio 2021, mese del piano concordato per il fallimento della Tvr Voxson, sempre stando alle accuse mosse dalla Procura romana. In questi anni i titolari dell’emittente hanno infatti «costituito una rete di società satelliti a cui hanno progressivamente ceduto il portafoglio clienti e le infrastrutture radiotelevisive in modo da non dover rispondere al fisco e agli altri creditori».
QUALI MISURE
I fratelli Di Stefano e il collaboratore, così come previsto nell’ordinanza della Procura, non potranno assumere cariche dirigenziali e non potranno svolgere attività imprenditoriali per almeno 12 mesi.
L’ALTRA VICENDA
Il nome di Francescantonio Di Stefano era saltato fuori anche nel 2021, dopo la sentenza di primo grado arrivata a nove anni dal commissariamento della ex banca Tercas di Teramo. Sentenza emessa dalla nona sezione penale del tribunale di Roma. Il collegio aveva condannato diversi imputati, tra i quali l’imprenditore avezzanese delle tv: un anno e tre mesi per ipotesi di ostacolo alla vigilanza (assolto con formula piena dalle altre accuse).
©RIPRODUZIONE RISERVATA

