Maxibollette, lo sfogo dei morosi «O mangio oppure pago il Comune»

L’AQUILA. La giunta comunale ha deciso di gonfiare i muscoli sulla riscossione dei solleciti relativi ai mancati pagamenti delle utenze e dei canoni di affitto e di compartecipazione del Progetto...
L’AQUILA. La giunta comunale ha deciso di gonfiare i muscoli sulla riscossione dei solleciti relativi ai mancati pagamenti delle utenze e dei canoni di affitto e di compartecipazione del Progetto Case, negando qualsiasi rateizzazione e confermando l’obbligo del versamento degli arretrati in un’unica soluzione (senza more né interessi) entro il 31 agosto. Il problema è che anche una politica improntata alla tolleranza zero («La pacchia è finita», ha detto qualche giorno fa, in conferenza stampa, la capogruppo di Fratelli d’Italia Ersilia Lancia), rischia di rivelarsi infruttuosa, perché se è vero, come ha riconosciuto l’assessore al Patrimonio Vito Colonna, che tra i morosi ci sono parecchi “furbetti” che hanno scelto deliberatamente di non pagare, è altrettanto vero che centinaia di nuclei familiari si trovano in condizione di fragilità sociale e sono oggettivamente impossibilitati a corrispondere le cifre, in molti casi a due se non a tre zeri, addebitate dal Comune.
LE STORIE. «Vivo nel Progetto Case di Tempera, ho ricevuto un sollecito da 2.600 euro», racconta un uomo di 66 anni, che ha chiesto di rimanere anonimo. «Sono soldi che non ho. Finché ho potuto, ho pagato regolarmente ma poi sono rimasto vedovo, ho perso il lavoro e mi sono anche ammalato. In poco tempo mi sono trovato in grandi difficoltà. Mi contestano il mancato pagamento dell’affitto e dei canoni di compartecipazione. È vero, a un certo punto non ho potuto più pagare perché con un assegno di disoccupazione di 460 euro al mese non riuscivo a far fronte a tutte le spese e ho dovuto fare delle scelte, in qualche modo dovevo sopravvivere. Ho chiesto al Comune se posso avere uno sconto, ora ho paura che mi portino via l’appartamento. Non saprei dove andare, non ho intestato niente e non ho familiari che possano aiutarmi». I casi, ovviamente, sono tanti e ognuno fa storia a sé. C’è anche chi denuncia errori, incongruenze e imprecisioni nella fatturazione delle bollette, perché calcolate forfettariamente (prima in base ai consumi passati e poi alla superficie degli alloggi), o perché riferite a consumi mai effettuati o, ancora, a servizi non erogati. Un residente dei Map di San Giacomo, ad esempio, si è visto arrivare un sollecito di 900 euro, con addebiti relativi al gas e all’affitto: «Ma per il gas e le altre utenze, da quando sono qui, mi arrivano regolarmente le bollette dai fornitori, che ho sempre pagato», racconta. «Se non l’avessi fatto, avrebbero già interrotto l’erogazione. Così come ho sempre pagato l’affitto, che va versato ogni tre mesi anche se il conteggio avviene mensilmente. Pretendono che paghi il condominio e le altre spese di manutenzione ma qui facciamo tutto noi residenti, perché non viene mai nessuno».
GLI INQUILINI ATER. Un caso particolare è rappresentato, poi, dagli ex affittuari Ater. Molti morosi, ha sottolineato Colonna, appartengono a questa categoria. Si tratta di assegnatari che fino al 2015 hanno pagato secondo i canoni dell’edilizia residenziale (dai 2 ai 7 euro al metro quadro al mese) ma che, come denuncia il Coordinamento Erp, da un certo momento in poi, per effetto di una delibera della giunta Cialente, si sono visti applicare canoni superiori, più alti anche di 4/5 volte, calcolati non più in base al Cud ma all’Isee. «Un errore a cui finora non si è mai messo mano e che dovremo cercare di risolvere, anche se non è facile», afferma Colonna.
IL BUCO. In totale, i solleciti inviati dal Comune sono 4.262 e riguardano i consumi del gas del periodo 2013-2018, i canoni di compartecipazione e gli affitti del periodo compreso tra gennaio 2017 e settembre 2020. Su 6.941 bollette, 6.414 vanno da zero a 2.500 euro, 331 dai 2.500 e ai 5mila euro, 161 dai 5 mila ai 10mila euro. Quelle sopra i 10mila euro sono 35. L’ammontare dell’impagato è di 7 milioni e 243mila euro.

