Medaglie ai tre fratelli Valeri sopravvissuti ai lager nazisti

SULMONA. Sono stati deportati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale riuscendo miracolosamente a sopravvivere e a tornare nella loro casa di Sulmona. A distanza di 75 anni, lo Stato ha...
SULMONA. Sono stati deportati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale riuscendo miracolosamente a sopravvivere e a tornare nella loro casa di Sulmona.
A distanza di 75 anni, lo Stato ha deciso di concedere loro il giusto riconoscimento consegnando ai familiari, nel Giorno della memoria, il riconoscimento per il contributo offerto alla patria.
È la storia dei fratelli Antonio, Silvio e Panfilo Valeri, tutti di Sulmona, ai quali martedì prossimo il prefetto di Roma consegnerà alla memoria altrettante medaglie d’onore conferite ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti. Un riconoscimento ottenuto grazie all’impegno con cui il nipote Mauro Alibranti è riuscito, nel corso degli anni, a raccogliere documenti, foto e altre prove che hanno attestato il lungo periodo di prigionia affrontato dai tre fratelli.
Oggi a Sulmona vive ancora, nella casa di via Morrone dove aveva vissuto la famiglia Valeri, la moglie di Panfilo, la signora Adele, che ha 93 anni e che, per motivi di salute, non potrà essere presente a Roma per ritirare il riconoscimento del marito.
Era la sera dell’8 settembre 1943 quando con la firma dell’armistizio da parte dell’Italia, i tedeschi iniziarono le rappresaglie nelle case degli italiani. Anche Sulmona. E la casa dei Valeri fu oggetto di controlli, con Antonio e Silvio – il primo ufficiale dell’Esercito e il secondo della Marina – che dopo essersi rifiutati di entrare a far parte della Repubblica sociale furono deportati nei campi di concentramento di Dachau e Graz. Stessa sorte toccò a Panfilo, internato in un lager tedesco. Nel corso della prigionia Antonio conobbe un altro sulmonese, il tenente Iacovone, che morì di stenti proprio tra le sue braccia. Dopo la morte di Hitler, Antonio venne liberato ad Amburgo mentre Silvio in quei giorni si trovava a Graz, anche lui liberato insieme all’altro fratello Panfilo. Tutti e tre riuscirono a rientrare a Sulmona dove ad attenderli c’era la madre. (c.l.)
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