Medibev, portineria “vietata” alle donne

L’azienda preferisce uomini «per motivi di sicurezza», ma i sindacati insorgono: è una discriminazione
SULMONA. Carabiniere sì, poliziotta sì, ma stare in portineria in una fabbrica no. Per i dirigenti della Medibev, l’azienda che imbottiglia bevande per conto terzi, che ha rilevato lo stabilimento sulmonese della Campari, è troppo pericoloso. Affrontare autisti che entrano ed escono dallo stabilimento per caricare i prodotti e controllare i dipendenti che timbrano il cartellino non sembra essere un compito adatto al gentil sesso.
È la novità emersa in questi giorni dopo che i dirigenti della Medibev hanno “gentilmente consigliato" alla ditta aggiudicataria dell'appalto di controllo della portineria dello stabilimento sulmonese, di depennare le donne dall’elenco del personale da adibire al servizio.
«Non abbiano nulla contro il gentil sesso, tant’è che nella fabbrica fanno parte dell’organico una ventina di donne», si affretta a precisare Tullio Tiozzo, manager della Medibev, «ma stare in portineria con turni notturni, è troppo pericoloso. Per questo abbiamo suggerito alla ditta che si è aggiudicata l’appalto, di utilizzare personale maschile perché quel posto non ci sembra adatto alle donne».
Una decisione che è ha di fatto tolto il posto di lavoro a una giovane che era stata già inserita tra i due dipendenti chiamati a svolgere questo compito. Tra l'altro si tratta di un servizio che la Medibev ha esternalizzato. Decisione che ha creato scompiglio sia nello stabilimento sia tra i sindacati che vedono nella scelta aziendale, un segnale fortemente discriminatorio.
«Se tutto questo dovesse corrispondere al vero», afferma Franco Pescara della segreteria regionale della Fai Cisl, «si tratterebbe di una grave e insopportabile discriminazione nei confronti delle donne. Chiederò immediate spiegazioni all’azienda affinché torni sui suoi passi e valuti la possibilità di garantire anche al personale femminile la possibilità di poter svolgere un compito che ci sembra essere alla portata di tutti». «Continuare su questa linea», prosegue il sindacalista, «significherebbe dare un segnale fortemente negativo per un’azienda che sta lavorando bene sul territorio e sta crescendo ogni anno di più, grazie alla grande professionalità dei dipendenti quasi tutti del posto, e soprattutto delle donne».
Claudio Lattanzio
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