Mensa scolastica, sui costi è scontro in consiglio

Castel di Sangro, l’opposizione: aiuti alle famiglie, tagliamo le indennità del 20% Ma l’amministrazione Caruso boccia l’emendamento: solo propaganda
CASTEL DI SANGRO. È scontro a Castel di Sangro sui costi della mensa scolastica. Durante la seduta dell’ultimo consiglio comunale ci sono state scintille tra il sindaco Angelo Caruso e il gruppo di opposizione “Progetto Comune”, che ha presentato un emendamento al bilancio preventivo per chiedere agli attuali amministratori un aiuto economico in favore delle famiglie che devono pagare la mensa scolastica dei propri figli.
Il primo cittadino del capoluogo altosangrino ha bocciato però la proposta avanzata dai consiglieri di opposizione, definendo l’invito “immorale”. L’idea avanzata da Alfredo Fioritto, Raffaella Dell'Erede, Diego Carnevale e Daniele Marinelli, era quella di tagliare il contributo che i genitori versano per le mense della scuola per l’infanzia e della scuola primaria, assicurando un risparmio medio di 120 euro al mese per una famiglia con due figli. «Una misura concreta, efficace e percepibile», chiariscono i membri di “Progetto Comune”, «e per finanziare questa misura abbiamo proposto un sacrificio alla politica, con il taglio del 20% delle indennità degli amministratori, più volte promesso, e dell’ufficio di staff del sindaco. Caruso invece si è sperticato nella difesa a spada tratta delle indennità per gli amministratori, ritenendole un diritto non sindacabile. Nessuno naturalmente ha mai proposto di affamare gli amministratori, ma un sacrificio del 20% ci sembra del tutto tollerabile per dare una mano a tanti altri nostri concittadini».
Di diverso avviso il primo cittadino e la maggioranza che lo sostiene. Cosicché l’emendamento è stato bocciato e l’iniziativa è stata bollata come pura propaganda.
«Le strampalate iniziative assunte dalla minoranza nel corso dell’ultimo consiglio comunale», commenta Caruso, «sono il sintomo dello stato di dissolvimento in cui versa la compagine. L’aver tentato di espropriare del diritto di indennità i membri dell’amministrazione cittadina ad un anno dalle elezione, rappresenta un fatto di inaudita gravità, che ho censurato perché a mio avviso immorale. Ho con inusuale fermezza rigettato il maldestro tentativo, poiché loro stessi avevano indicato nel loro programma la stessa riduzione del 10% che noi abbiamo già applicato».
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