Merce inesistente venduta on line Raggiri ad Avezzano e in Marsica

Coinvolte nella zona almeno una decina di persone tra indagati e quanti rischiano il rinvio a giudizio Gli acquirenti versavano cifre tra i 500 e i 4.000 euro sulle Postepay senza ricevere nulla in cambio
AVEZZANO. Sono rimasti coinvolti in una serie di truffe on line tramite la carta Postepay. Si tratta di numerosi avezzanesi, alcuni dei quali indagati, mentre per altri è stato richiesto il rinvio a giudizio da diverse procure italiane in base alla località dove è avvenuta la truffa. Tra le persone accusate di truffa anche un uomo di Sulmona, che sarebbe coinvolto in più di un caso. Secondo la ricostruzione dei fatti, la banda del raggiro on line avrebbe registrato diverse carte prepagate di Poste italiane su cui eseguire le transizioni, le cosiddette ricariche, e accaparrarsi il denaro con due di diversi stratagemmi. Non è ancora chiaro il numero dei coinvolti, ma sarebbe almeno una decina solo ad Avezzano, e altri nel comprensorio. Alcuni degli accusati potrebbero presto essere rinviati a giudizio.
LA TRUFFA
Nel sistema più utilizzato, e anche quello più semplice, viene messo in vendita su internet un oggetto. Il potenziale acquirente contatta il sedicente venditore per concordare una cifra che serve da acconto, ma a pagamento avvenuto il truffatore incassa e scompariva senza inviare nulla. In questi casi, i prodotti possono essere di ogni genere, ma si tratta principalmente di cellulari od oggetti di elettronica, venduti a prezzi molto competitivi in modo da attirare il più alto numero di persone possibile. Ma si tratta anche di ricambi di auto e altri settori merceologici. Una volta ottenuto il pagamento sulla prepagata, diventa difficile rintracciare il venditore, visto che spesso vengono utilizzate carte Postepay con utenze telefoniche diverse. Nel caso in questione però le carte sono intestate agli indagati che ora devono rispondere del reato di truffa. Si sta cercando di capire se tutte le presunte truffe e i rispettivi responsabili siano collegati tra loro in una vera e propria organizzazione criminale.
IL RAGGIRO
Il secondo stratagemma è un po’ più complesso perché i ruoli di venditore e acquirente vengono invertiti. In sostanza, è il truffato che mette in vendita on line un oggetto. Viene contattato dal truffatore che si mostra interessato all’acquisto e propone al malcapitato il pagamento tramite ricarica Postepay. A quel punto il finto acquirente riesce a carpire la fiducia del venditore a un livello tale da convincerlo a fare l’operazione tramite sportello Postamat per incassare l’acconto. Solo che, anziché incassare il denaro, il venditore lo versava direttamente sul conto del truffatore senza rendersene conto. Il truffato infatti in questi casi esegue le operazioni sulla base delle indicazioni telefoniche del truffatore.
LA TECNICA
La procedura è sempre la stessa: il venditore digita i codici che gli vengono dettati (il numero seriale della Postepay del truffatore) poi, distratto dalle domande che il truffatore gli pone riguardo al bene venduto, non realizza che in quel momento, invece di incassare i soldi, sta caricando la Postepay del finto acquirente. Generalmente l’operazione viene ripetuta una seconda volta. Infatti, se il truffatore riesce a conquistare la fiducia del venditore, lo convince a ripetere il pagamento una seconda volta, sostenendo che la prima non è andato a buon fine. C’è stato un caso in cui il truffato ha ripetuto l'operazione addirittura sette volte. Questo tipo di truffa causa di solito danni economici tra i 500 e i 4.000 euro. Gli avezzanesi coinvolti sono finiti sotto accusa in diverse località italiane, come ad esempio Grosseto e Parma, ma anche in Abruzzo.
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